Omaggio alle bellezze

Questo omaggio alla spagnola María Ugarte, che fu la prima donna giornalista nella Repubblica Dominicana e grande ricercatrice di storia e arte; e al dominicano Cándido Bidó, eccellente pittore e grande combattente per dare opportunità alla gente della sua terra, dopo la morte di entrambi, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, nel marzo 2011, è stato pubblicato sul quotidiano dominicano Listín Diario il 10 marzo 2011 grazie alla mediazione del mio amico, il giornalista e poeta Luis Beiro.

È possibile accedere alla versione digitale disponibile solo in spagnolo-castigliano cliccando qui: https://listindiario.com/ventana/2011/03/10/180399/homenaje-a-las-bellezas.html

 

Omaggio alle bellezze

Per qualcuno che, come me, ama profondamente e sinceramente quella venerata Isola dell’Amore; quel luogo dove il paradiso esiste sia nei suoi paesaggi che nelle sue genti; quell’Isola benedetta che condividono la Repubblica Dominicana e Haiti… Per qualcuno che, come me, la ama, sapere che in pochi giorni due esseri così, così speciali se ne sono andati da quella Terra, è, a dir poco, un colpo gelido.

Come diceva quello che forse è stato il miglior poeta popolare del mondo, Miguel Hernández, e che morì di una morte molto meno dignitosa e in un luogo molto più solitario e triste: morì di tubercolosi in un carcere spagnolo all’inizio della famigerata dittatura franchista… Come diceva Miguel Hernández: “Un duro pugno, un colpo gelido,/ un’invisibile e omicida accetta,/ una brutale spinta vi ha abbattuto”.

Una spinta brutale vi ha abbattuto, voi due, te, María Ugarte, e te, Cándido Bidó. Due esseri che, se qualcosa avevate in comune, al di là del vostro senso e sincero amore per il Mondo, Mondo con la M maiuscola e senza confini… se qualcosa avevate in comune era la vostra Eterna Ricerca della Bellezza. Ecco perché ho voluto che questo umile omaggio a voi due e agli Esseri che vi hanno portato in questo mondo e agli Esseri che avete lasciato in questo mondo… che questo piccolo omaggio si chiami “Omaggio alle Bellezze”, perché siete stati due esseri infinitamente belli, belli dentro e fuori… e questo è il tipo di bellezza che vale, che lascia un segno profondo, che lascia un segno per i posteri e l’eternità.

Dicono che nell’eternità ci ritroveremo tutti. Bene, sappiate entrambi che da oggi ho un motivo in più di gioia, di immensa gioia, per sapere che il giorno in cui entrerò nell’eternità, quel giorno ci saranno due esseri meravigliosi, che venero, rispetto e adoro, e con i quali mi ritroverò.

Potrebbero dire che Candido dipingeva e Maria scriveva e che non avevano nulla in comune. Chiacchiere. Entrambi sono stati esseri immensi per diritto proprio… e sono davvero in pochi quelli che possono vantarsi di appartenere a una categoria umana così, così esclusiva.

Candido, permettimi di iniziare lodando Maria e poi mi rivolgerò a te, va bene?

Maria, Doña María Ugarte… Da dove cominciare? Maria era, è e sarà una donna, come diciamo nella nostra piccola patria che ci ha viste nascere entrambe, la Spagna, “una donna che sa il fatto suo”. Una donna che ha rotto gli schemi che hanno oppresso il sesso debole, il genere femminile, da quando l’orribile patriarcato ha lasciato il segno su questo bellissimo pianeta. Maria ha studiato all’università di Madrid negli anni precedenti alla guerra civile, quando era ancora “riservata alla caccia maschile”. Maria era avventura pura nella vita e vita nell’avventura. Si imbarcò verso occidente sposata con un russo e in quest’isola, in quest’isola benedetta, continuò a rompere gli schemi. È stata la prima giornalista donna in questo paese. E all’inizio veniva inviata solo per coprire “eventi” e non perché nessuno le regalasse nulla, ma per la sua costanza, il suo impegno e il suo merito personale, che con il tempo riuscì a scalare e scalare e scalare fino a diventare la donna spagnola che ha fatto di più e meglio nella Repubblica Dominicana per preservare e onorare la storia, l’architettura e la gente, in breve, per onorare la cultura di quel paese.

Lei, con l’immensa modestia che la caratterizzava e che la onora, “conosceva la paleografia” e dedicò ore impagabili di sforzo invisibile a “tradurre” i testi che aveva nell’archivio e che erano illeggibili per tutti coloro che non avevano la sua formazione.

E con il passare degli anni e del tempo – e il suo secondo matrimonio e le sue vicissitudini proprie di ogni destino – lasciò il giornalismo e si dedicò alla ricerca e mise la sua eccelsa penna al servizio dell’arte dominicana (di nuovo arte con la A maiuscola)… e con particolare cura e tenerezza dell’arte fatta dalle donne dominicane. Maria è stata, dall’inizio alla fine, una donna che si è fatta da sola, che ha lottato per e per le donne. E quale settimana migliore per onorarla se non quella in cui celebriamo “La Giornata Internazionale della Donna Lavoratrice”. E lei, che è morta a 97 anni appena compiuti e “con gli stivali ai piedi”, è stata una lavoratrice instancabile e lucida fino all’ultimo giorno.

Infine, vorrei sottolineare un aspetto forse meno noto di lei, sempre nella sua modestia. Generalmente si tende a lodare la sua conoscenza dell’epoca coloniale e il suo contributo al suo recupero. Bene, lo condivido e l’ho detto sopra. Ma forse ciò che pochi sanno è che questa grande donna che era ed è María Ugarte possedeva una delle migliori collezioni private di letteratura taína che ci sia su quell’isola e non solo la possedeva, ma la apriva di cuore a tutti coloro che, con un vero desiderio di sapere, cercavamo di nutrirci delle fonti primordiali. Ed è importante non dimenticare che María fu una delle persone che più sostenne in vita un altro gigante della cultura taína, il professore ispano-cubano Juan José Arrom, quell’uomo fantastico e umile che salvò per l’umanità il libro più prezioso che abbia mai dato, a mio modesto parere, l’Isola di Hispaniola e che è quell’opuscolo in cui Fray Ramón Pané raccoglieva di prima mano le meraviglie del mondo taíno (“Acerca de las Antigüedades de los Indios”). Arrom è morto cinque anni fa all’età di 95 anni. Un’altra gioia per il ricongiungimento con l’eternità.

E se Maria era il prototipo della Donna Combattente, Candido era il prototipo dell’Uomo Combattente.

Da dove cominciare, Cándido, Cándido Bidó? Da dove? Credo che la cosa migliore che si possa fare con te, dopo averti reso un sentito omaggio di rispetto, sia dire al mondo che sei stato il miglior pittore del popolo del mondo.

Nei quattro anni che ho trascorso nella Repubblica Dominicana (2003-2007) lavorando come Consigliere Culturale e di Cooperazione dell’Ambasciata di Spagna, ho sentito molti “intenditori d’arte” dire “stupidaggini” del tuo lavoro, che se troppo semplice, che se la tavolozza poco varia, che se, che se, che se. Dimes y diretes.

Sono sicuro che tutti loro sono “più esperti di me”. Non ne dubito. Ma a chiunque voglia ascoltarmi, dirò a voce alta che tu hai saputo come nessun altro catturare lo spirito dominicano su una tela. Perché? Perché tutte le tue opere hanno tre qualità che hanno tutti i dominicani comuni e che li rendono esseri umani così, così grandi. I tuoi quadri – e la tua gente – hanno allegria, semplicità e armonia. Che la tua tavolozza sia limitata, te la sei imposta come tratto distintivo, perfetto, quella semplicità è stata il tuo “marchio”. Che i tuoi motivi siano quotidiani, perfetto, riflettono l’armoniosa gioia della tua terra, quel paese in cui sei nato e per il quale hai dato tutto, e dove i miracoli accadono quotidianamente nella vita di tutti i giorni… ed è in questa esaltazione del valore del quotidiano che la tua gente è un maestro a pieno titolo.

E questo va detto ad alta voce, non per te, che so che sarebbe troppo grande per te così modesto, ma lo dico per i tuoi figli e tua moglie, a cui hai privato di una cospicua eredità dopo la tua morte, solo e solo per dare in vita tanto, tanto, tanto a tanta gente umile del tuo paese, per i quali desideravi un futuro migliore e meno duro di quello che hai passato tu. Io che ti ho visto costruire il tuo Museo di Bonao, dalla prima pietra fino a quando è diventato realtà, posso dire al mondo che hai fatto con il tuo patrimonio personale ciò che non avevo visto fare a nessuno in questo mondo. Volevi creare un centro che insegnasse i mestieri ai più poveri in modo che potessero guadagnarsi da vivere in modo dignitoso. Tanto di cappello. Hai realizzato il tuo sogno… e un sogno così intriso di umanità, amore per l’umanità e buona fede che, anche solo per questo, fanno già di te un essere umano eccezionale.

Per tutto questo, mi confermo nella mia convinzione che tu fossi e sei il miglior pittore del mondo… E se questo mondo avesse più persone come te, capaci di lavorare strenuamente per il bene altrui, capace di essere altruista di cuore, capace di dare il meglio di sé non solo nella sua arte, ma nella sua vita e con quel fastoso esempio vitale che tu, Cándido, hai dato a tutti noi, perché se ci fossero più persone come te, questo bellissimo pianeta in cui viviamo sarebbe così, così diverso! Spero che il materialismo non vinca l’anima umana e che il tuo esempio infonda altruismo in molti, molti cuori umani.

E poco fa, quando ho saputo della tua morte, Cándido, in questa mia casa londinese dove vivo da quando ho lasciato la Repubblica Dominicana, l’ho detto con tristezza alla mia bellissima figlia, una bellissima ragazza di 13 anni che porta nel suo essere la pace di quell’isola. E lei mi ha detto: “Forse la missione di Cándido Bidó, che era quella di far vedere ai poveri che possono fare una vita senza spendere molti soldi, l’ha già completata ed è per questo che se n’è andato”.

Quali che siano le ragioni delle partenze, sappiate che al di là dei mari vi ammira, vi rispetta e vi vuole bene. E concludo con i versi finali di quella poesia di Miguel Hernández che ho parafrasato all’inizio e che si chiama “Elegía”: “Alle anime alate delle rose/ del mandorlo di panna vi chiedo/ che dobbiamo parlare di molte cose,/ compagni dell’anima, compagni”.

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