{"id":15320,"date":"1994-10-23T12:08:41","date_gmt":"1994-10-23T11:08:41","guid":{"rendered":"https:\/\/mongonzalez.es\/?p=15320"},"modified":"2025-03-01T10:28:12","modified_gmt":"2025-03-01T09:28:12","slug":"mari-dellislam","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/mari-dellislam\/","title":{"rendered":"Mari dell\u2019Islam"},"content":{"rendered":"<div id=\"ez-toc-container\" class=\"ez-toc-v2_0_81 ez-toc-grey ez-toc-container-direction\">\n<div class=\"ez-toc-title-container\">\n<p class=\"ez-toc-title\" style=\"cursor:inherit\">Elenco dei mari<\/p>\n<span class=\"ez-toc-title-toggle\"><a href=\"#\" class=\"ez-toc-pull-right ez-toc-btn ez-toc-btn-xs ez-toc-btn-default ez-toc-toggle\" aria-label=\"Toggle Table of Content\"><span class=\"ez-toc-js-icon-con\"><span class=\"\"><span class=\"eztoc-hide\" style=\"display:none;\">Toggle<\/span><span class=\"ez-toc-icon-toggle-span\"><svg style=\"fill: #999;color:#999\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" class=\"list-377408\" width=\"20px\" height=\"20px\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\"><path d=\"M6 6H4v2h2V6zm14 0H8v2h12V6zM4 11h2v2H4v-2zm16 0H8v2h12v-2zM4 16h2v2H4v-2zm16 0H8v2h12v-2z\" fill=\"currentColor\"><\/path><\/svg><svg style=\"fill: #999;color:#999\" class=\"arrow-unsorted-368013\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" width=\"10px\" height=\"10px\" viewBox=\"0 0 24 24\" version=\"1.2\" baseProfile=\"tiny\"><path d=\"M18.2 9.3l-6.2-6.3-6.2 6.3c-.2.2-.3.4-.3.7s.1.5.3.7c.2.2.4.3.7.3h11c.3 0 .5-.1.7-.3.2-.2.3-.5.3-.7s-.1-.5-.3-.7zM5.8 14.7l6.2 6.3 6.2-6.3c.2-.2.3-.5.3-.7s-.1-.5-.3-.7c-.2-.2-.4-.3-.7-.3h-11c-.3 0-.5.1-.7.3-.2.2-.3.5-.3.7s.1.5.3.7z\"\/><\/svg><\/span><\/span><\/span><\/a><\/span><\/div>\n<nav><ul class='ez-toc-list ez-toc-list-level-1 ' ><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-1'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-1\" href=\"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/mari-dellislam\/#i_i_mari_di_pietra_ocra\" >I. I mari di pietra ocra<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-1'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-2\" href=\"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/mari-dellislam\/#ii_i_mari_della_roccia_rossa\" >II. I mari della roccia rossa<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-1'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-3\" href=\"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/mari-dellislam\/#iii_intorno_al_mare_di_aqaba\" >III. Intorno al mare di Aqaba<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-1'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-4\" href=\"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/mari-dellislam\/#iv_petra\" >IV. Petra<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-1'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-5\" href=\"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/mari-dellislam\/#v_intorno_al_mar_morto\" >V. Intorno al Mar Morto<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-1'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-6\" href=\"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/mari-dellislam\/#vi_il_mare_santo\" >VI. Il Mare Santo<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-1'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-7\" href=\"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/mari-dellislam\/#vii_i_fiori_del_mediterraneo\" >VII. I fiori del Mediterraneo<\/a><\/li><\/ul><\/nav><\/div>\n<p style=\"text-align: right;\">Per che le sabbie rosse sappiano custodire i segreti<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Per che l&#8217;amore di un popolo non svanisca nella notte<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Per che le acque rosa invadono l&#8217;essere<\/p>\n<p>Eccomi qui&#8230; Seguendo le orme del mio destino casuale che mi porta lungo la lunga e inestricabile strada dell&#8217;amarezza&#8230; Cerco di raggiungerlo, di camminare al suo fianco, ma \u00e8 impossibile, \u00e8 troppo veloce, ha molti anni in pi\u00f9 di me&#8230; Per quanto possa accelerare il ritmo della mia vita, la mia mente ha gi\u00e0 spazzato con la sua luce, eoni prima, quel terreno, e io posso solo raccogliere umilmente e docilmente nelle mie mani il raccolto che il destino e la mia mente hanno seminato per me&#8230; N\u00e9 questa estate \u00e8 sfuggita all&#8217;ineluttabile profezia&#8230;.. La mia mente aveva seminato durante molte notti di veglia e molti giorni di sonno un itinerario perfetto, un percorso completo: un cerchio magico. Se mettete una bussola su una mappa, infilate l&#8217;ago nel cuore del deserto del Sinai, mettete l&#8217;altra estremit\u00e0 sulla cima della piramide di Cheope e tracciate un cerchio&#8230;. \u00c8 questo il cerchio magico che la mia mente ha tracciato una volta e che ora il mio corpo dovrebbe materializzare? Un sogno che avrei dovuto soffrire, sentire e vivere in carne e ossa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gi\u00e0 sull&#8217;aereo, la mia mente ha tatuato con la penna del dubbio sulla mia pelle queste parole: \u201c\u00c8 strano che io sia sola? Mi piacerebbe viaggiare con qualcuno? Non lo so&#8230; So che mi accompagnano molte cose: gli auguri di tanti che mi vogliono bene e che mi hanno lasciato e il mio altro mondo. In entrambi trovo la forza di rimanere vigile e sveglio. Per ora so che non mi aspettano prove nelle vicinanze, ma credo che l&#8217;attraversamento del deserto metter\u00e0 alla prova il mio corpo e la sua resistenza. Devo rafforzarlo perch\u00e9 mi serva da veicolo&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1><span class=\"ez-toc-section\" id=\"i_i_mari_di_pietra_ocra\"><\/span><strong>I. I mari di pietra ocra<\/strong><span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h1>\n<p>Tutto cominci\u00f2 quando l&#8217;aereo scese lentamente sopra il <strong>Cairo.<\/strong> Era notte e la citt\u00e0 era un bellissimo e variegato amalgama di luci e colori. Tutto era un puntino nella notte. Puntini e, al di l\u00e0 di essi, il nulla, un&#8217;infinita oscurit\u00e0 nera come la pece.<\/p>\n<p>All&#8217;aeroporto ho sentito rinascere dentro di me una gioia immensa&#8230; Se c&#8217;\u00e8 una lingua su questo pianeta il cui solo canto mi fa vibrare&#8230; \u00e8 l&#8217;arabo&#8230;<\/p>\n<p>Tuttavia, la mia estasi \u00e8 durata poco. Non appena sono uscito dalla porta dell&#8217;edificio, mi sono trovato avvolto da una folla di esseri umani che scorrevano come piccole gocce in una violenta tromba d&#8217;acqua. Mi sono sentito piccolo&#8230; e perso. C&#8217;erano persone che cercavano altri e nei loro occhi si poteva leggere l&#8217;angoscia della ricerca, altri che cercavano di venderti i servizi dei loro taxi a prezzi esorbitanti, gridando per attirare l&#8217;attenzione, lottando per essere i primi a cadere sulla tenera preda, sugli ignari turisti. Chiusi gli occhi e avanzai. Mi feci largo tra la folla senza attirare l&#8217;attenzione di nessun rapitore di incauti. Respiravo. Poi un uomo si avvicin\u00f2 e mi disse: \u201cTaxi? &#8220;Bikam? &#8220;Jamsin. &#8220;La. Talatin au la shai. \u201cMashi\u201d o in altre parole: \u201cTaxi? Quanto?\u201d. Cinquanta. Trenta o niente. Ok&#8221;. E siamo partiti&#8230; La povera macchina doveva soffrire cos\u00ec tanto a causa degli anni che non pot\u00e9 fare a meno di emettere un gemito pietoso quando entrammo in&#8230;. Le sue viscere scricchiolavano.<\/p>\n<p>Mi ci \u00e8 voluta appena mezz&#8217;ora per percepire con totale chiarezza l&#8217;essenza di Al Kahira (Il Cairo). Un&#8217;essenza che si pu\u00f2 riassumere in polvere, alberi, polizia e clacson suonati&#8230;. Ogni edificio, ogni veicolo e ogni luogo \u00e8 ricoperto da quella polvere sabbiosa del deserto che gli conferisce un tocco indescrivibile&#8230; La citt\u00e0, che ci crediate o no, \u00e8 piena di alberi enormi e bellissimi sulle isole del Nilo e in molte strade e vicoli&#8230; C&#8217;\u00e8 polizia dappertutto, sia quella bianca del traffico, sia quella marrone e verde ai posti di blocco, sia quella blu a guardia di edifici e ambasciate&#8230; E i clacson si sentono a migliaia in ogni momento e da ogni veicolo, perch\u00e9 servono ad alleviare gli effetti di quella pigrizia che irrigidisce le dita e impedisce di toccare i comandi degli indicatori di direzione. Al Cairo, il clacson funge da luce pilota, da indicatore, da luce dei freni? Come Dio, \u00e8 ovunque.<\/p>\n<p>La prima meraviglia che vidi al Cairo il giorno dopo fu il Museo, non molto ben tenuto, con i pezzi esposti male&#8230; ma grande, ineffabilmente bello, con tali tesori tra le sue mura che si poteva benissimo credere di essere in un altro tempo e in un altro luogo. Navigare nelle sue sale era come navigare sulla Barca della Vita attraverso i Regni dell&#8217;Aldil\u00e0. Era un viaggio verso il cuore della bellezza attraverso la magica e ricca simbologia ermetica&#8230;<\/p>\n<p>Nelle sue sale era rappresentata l&#8217;intera storia dell&#8217;Antico Egitto, suddivisa secondo la periodizzazione operata intorno al 300 a.C. dallo storico egiziano Manetone, in cui le trentuno dinastie sono raggruppate in quattro periodi (Protodinastico, Antico, Medio e Nuovo Impero).<\/p>\n<p>Anche se personalmente mi permetto di dubitare della veridicit\u00e0 di questa periodizzazione, in quanto Manetone afferma che prima dell&#8217;inizio delle dinastie ci fu un regno degli d\u00e8i durato 13.900 anni, seguito da un periodo di 11.000 anni governato dai semidei. Non smette mai di stupirmi il fatto che gli storici moderni, un tempo cos\u00ec attaccati alla verifica dello scientismo, possano accettare e perpetuare un&#8217;epopea egizia come base della storia e prendere la classificazione delle dinastie di Manaton come base per le loro teorie e racconti storici. E visto che lo fanno, perch\u00e9 non considerare chi erano gli d\u00e8i e i semidei che hanno governato prima e cercare di spiegarci cosa ne \u00e8 stato di loro?<\/p>\n<p>Fin dal periodo protodinastico, che copre le prime due dinastie e risale a quasi diciassettemila anni fa, spiccano la fierezza e la deferenza con cui varie statue presentano Menes, noto anche come Narmer, l&#8217;unificatore dell&#8217;Alto e del Basso Egitto. Dal suo corpo, che secondo le regole della scultura applicabili ai faraoni doveva avere forme perfette, emanava una completa armonia: con quale dignit\u00e0 il primo faraone della storia del Grande Egitto portava la corona di entrambi i regni!<\/p>\n<p>Se in qualche momento della storia dell&#8217;Egitto si \u00e8 potuto pensare che i sovrani non fossero uomini, ma possedessero una conoscenza superiore, \u00e8 stato agli albori dell&#8217;Antico Impero. Da Thoser, primo re della terza dinastia, a Mikerinos, quinto re della quarta dinastia, nel breve volgere di duecento anni, furono eretti monumenti cos\u00ec perfettamente mirati e pensati che sarebbero stati irripetibili per il resto della storia umana. La grandezza e la perfezione delle piramidi erette in quel periodo, dalla prima piramide, ancora a gradoni del faraone Thoser a Sakkara, ai tre gioielli di Giza, la Grande Piramide di Cheope, la piramide di suo figlio Chefren e quella di suo nipote Mikerinos, non potranno mai pi\u00f9 essere emulate.<\/p>\n<p>Le quattro triadi di Mikerinos, conservate nel Museo dall&#8217;Antico Impero fino all&#8217;XI dinastia, raffigurano il faraone Mikerinos in un bassorilievo in diorite e, accanto a lui, alla sua destra, Athor, la dea della bellezza, dell&#8217;amore e della gioia, rappresentata da una donna serena e sorridente, la cui testa reca due corna che abbracciano docilmente un disco solare. La terza in disaccordo della triade appare alla sinistra di Mikerinos e personifica in ogni scultura una regione diversa delle varie regioni dell&#8217;Impero. \u00c8 incredibile pensare che questa bellissima pietra verde, di una durezza paragonabile al granito, potesse essere scolpita con tanta maestria e precisione in momenti storici cos\u00ec remoti, e che solo in queste antiche dinastie si conoscesse il segreto della sua lavorazione, un&#8217;arte che misteriosamente sarebbe anch&#8217;essa presto caduta nell&#8217;incerta nebulosa dell&#8217;oblio.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra statua in diorite verde che affascina e rapisce l&#8217;osservatore \u00e8 la statua di Chefren, un faraone il cui nome significa \u201cDio dell&#8217;alba\u201d. In questa scultura, Chefren incarna Osiride; sul suo volto ieratico, sereno e impassibile, si posa il falco di Horus; il suo corpo poggia su un trono che ha come schienale le ali di Iside e come piedistallo il leone della dea Sehmet.<\/p>\n<p>Non \u00e8 passato nemmeno un secondo e gi\u00e0 la mente fugge con la fantasia nel regno dell&#8217;eternit\u00e0 nel tentativo di ricordare i legami infallibili che uniscono gli dei della cosmogonia egizia. La mente sfuma nello spazio le scene in cui Osiride, Dio dell&#8217;Eternit\u00e0 e Sovrano degli Dei e degli Uomini, sposa Iside, Dea Suprema e Madre Divina, dando vita a entrambe le forze del Bene, Horus, il falco, il Dio del Sole, e Anubi, lo sciacallo, il Giudice Finale. Ma l&#8217;equilibrio del Bene non \u00e8 mai eterno e c&#8217;\u00e8 sempre il Male che contrattacca. Cos\u00ec Seth, fratello di Osiride, uccise Osiride, fece a pezzi il suo corpo e lo disperse in tutto l&#8217;Egitto. Iside cerc\u00f2 nelle acque del Nilo e nei vasti deserti di ricomporre il corpo di Osiride e con grande amore e pazienza riusc\u00ec a ridare vita al corpo del suo amato marito. Da quel momento Osiride fu per gli esseri umani un esempio e una speranza di immortalit\u00e0. Anche se il male esiste, \u00e8 sempre possibile superarlo, e la morte esiste solo per quegli esseri che la accettano e non lottano con le armi invincibili dell&#8217;amore e della pazienza per vincerla.<\/p>\n<p>Se strizzate gli occhi, mentre girate sui tacchi, vedete davanti a voi altre tre meraviglie, rappresentazioni questa volta della gente comune. Da un lato, la statua in legno di sicomoro del sindaco del villaggio (Shij Albalad), un&#8217;opera di assemblaggio primitivo, con pietre preziose come occhi che ci trafiggono e ci inseguono per la stanza. Al centro, gli stessi occhi indagatori dello scriba seduto. Dall&#8217;altro lato, un&#8217;opera in gesso di una coppia di sposi in cui lui, Rajotek, appare con una carnagione abbronzata che sfoggia la prima rappresentazione in assoluto di baffi, mentre lei, Nefret, mostra una carnagione chiara e immacolata, diretta conseguenza della sua vita domestica. Che ingiustizia che noi donne siamo sempre state relegate in un recinto cos\u00ec piccolo come la casa, quando il mondo \u00e8 cos\u00ec grande e cos\u00ec bello, ci sono cos\u00ec tante cose da vedere e da scoprire e cos\u00ec tanti piccoli granelli che noi come donne possiamo ancora contribuire a questo pianeta martoriato! Se solo qualcuno ci avesse ascoltato prima!<\/p>\n<p>Se dell&#8217;Impero Intermedio non \u00e8 rimasta quasi nessuna traccia di grandezza, il Nuovo Impero sta esplodendo di nuovo con forza e magnificenza. Questo Nuovo Impero \u00e8 stato una parentesi di splendore, dalla diciottesima alla ventesima dinastia, dopo la quale \u00e8 iniziato l&#8217;inesorabile declino.<\/p>\n<p>Parlando di donne, \u00e8 nella XVIII dinastia che regna Hatsepsut, con i poteri di un faraone. Ma questa grande donna, le cui magnifiche sculture sono esposte nel Museo, dovette adottare attributi maschili e persino usare sempre il pronome maschile \u201cf\u201d per essere presa sul serio. Alla sua morte, l&#8217;odio accumulato nei suoi confronti dal nipote e figliastro Thutmose III, forse a causa della bassezza del suo predecessore che era stato un \u201csesso infame\u201d, fu tale che egli la cancell\u00f2 da tutte le iscrizioni, il che, secondo le credenze egizie, equivaleva a chiuderle le porte dell&#8217;eternit\u00e0. Anche i pochi che regnarono non passarono alla posterit\u00e0! Che futuro!<\/p>\n<p>Con la sala successiva si apre un altro capitolo isolato della storia egizia. \u00c8 la sala dedicata ad Amenofi IV. Chi era? Vediamo, un altro indizio: era conosciuto anche con il nome di Akhenaton. S\u00ec, esatto, era quel meraviglioso faraone che riform\u00f2 la religione dell&#8217;Egitto, adottando il culto dell&#8217;Aten come unico Dio e che Mika Waltari ha presentato nel suo delizioso libro \u201cSinu\u00e9 l&#8217;egiziano\u201d. Un uomo che ruppe con le strutture sociali esistenti, in cui la casta sacerdotale come intermediario tra gli dei e gli uomini aveva un ruolo preponderante e afferm\u00f2 che non c&#8217;erano intermediari. Solo lui e il suo esempio conducono a Dio. L&#8217;esempio di una vita in cui la Verit\u00e0 \u00e8 la parola d&#8217;ordine, il suo simbolo \u00e8 la penna della verit\u00e0. Verit\u00e0 che nell&#8217;arte si esprime in un realismo minuzioso, dove anche i difetti fisici di un faraone possono essere rappresentati purch\u00e9 corrispondano alla realt\u00e0. Nelle sue rappresentazioni c&#8217;\u00e8 una certa aura che unisce Akhenaton alla sua amata Nefertiti, emanando dalla loro unione l&#8217;Ankh o Chiave della Vita. Un&#8217;interpretazione potrebbe essere che l&#8217;unico vero Dio, quello che conferisce la Vita Eterna, pu\u00f2 essere raggiunto, incarnato, solo attraverso un unico e vero Amore.<\/p>\n<p>Se il Museo ha due piani, immaginate quanto debba essere grande il tesoro di un piccolo faraone che ha regnato per soli due decenni per occupare quasi tutto il piano superiore. Questo \u00e8 il tesoro trovato nella tomba di Tutankhamon. L&#8217;apparente contraddizione tra la sua insignificanza come faraone e la grandezza delle meraviglie trovate \u00e8 spiegata, come sempre in queste cose, da un casuale scherzo del destino. Si scopre infatti che anche Ramses II, il grande faraone della XIX dinastia che riusc\u00ec a sottomettere gli Ittiti, fu sepolto nella Valle dei Re, tanto che la sua tomba esultante fu posta sopra una tomba pi\u00f9 antica di un faraone minore e insignificante, Tutankhamon.<\/p>\n<p>Di tutte le tombe di quella Valle, la storia e il tempo stavano mostrando la loro implacabilit\u00e0 e il furto stava lasciando prove attendibili di quanto sia radicato negli esseri umani fin dall&#8217;inizio dei tempi. Quando arriv\u00f2 questo secolo, tutte le tombe erano state saccheggiate e si trovavano in uno stato molto pulito. Nel 1922, mentre l&#8217;archeologo britannico Howard Carter stava pulendo uno dei lati della grande tomba di Ramses II, scopr\u00ec \u201cper caso\u201d un gradino. Ci\u00f2 che si trovava sotto quel gradino fu sufficiente a sbalordire il mondo intero.<\/p>\n<p>La tomba sembrava un puzzle. Innanzitutto, c&#8217;erano quattro cappelle di legno ricoperte d&#8217;oro, inserite una dentro l&#8217;altra. All&#8217;interno di quella pi\u00f9 piccola c&#8217;erano quattro sarcofagi, il pi\u00f9 piccolo dei quali conteneva il corpo imbalsamato del faraone. Accanto ad esso si trovavano i quattro vasi canopi a forma di mini sarcofago con varie iscrizioni, in cui erano conservati il fegato, i polmoni, lo stomaco e gli intestini del defunto.<\/p>\n<p>Intorno alla cappella si pu\u00f2 ancora vedere in un dagherrotipo dell&#8217;epoca come fossero ammassati centinaia di oggetti, da carri a vestiti, letti, sedie, vasi e altri utensili da cucina, portaspezie, semi, che ancora oggi germogliano, 365 statue da servire una al giorno al re, icone delle divinit\u00e0, tra cui un prezioso Anubi, e migliaia di gioielli. Insomma, tutto ci\u00f2 che i suoi contemporanei ritenevano necessario al defunto faraone per attraversare il Mare del Giudizio verso la riva della Vita Eterna. Se tanta meraviglia era per un piccolo re, \u00e8 difficile immaginare cosa sarebbe stato preparato per un grande faraone; dov&#8217;\u00e8 finito il lavoro di tanti artigiani che hanno plasmato con amore tali meraviglie con le loro mani? Sudore perso invano, dove sono finiti questi tesori? Triste enigma del passato.<\/p>\n<p>Vicino all&#8217;uscita c&#8217;era ancora una stanza. C&#8217;era un biglietto d&#8217;ingresso a parte, ma siccome mi avevano detto che ne valeva la pena, sono entrato. Accidenti al tempo che ho fatto! In quella stanza c&#8217;erano i cadaveri mummificati di undici faraoni e due regine. Le espressioni dei loro volti sono come pietose smorfie di dolore con cui maledicono il mondo per la profanazione a cui sono stati sottoposti. Quanto \u00e8 caduto in basso l&#8217;uomo quando, invece di venerare i suoi gloriosi antenati, espone i loro resti pi\u00f9 sacri come se fossero un mercato dell&#8217;usato! &#8230;.<\/p>\n<p>Grazie al cielo, quest&#8217;ultimo retrogusto amaro \u00e8 svanito rapidamente quando abbiamo raggiunto la porta d&#8217;uscita, abbiamo respirato un&#8217;ultima volta la magica atmosfera e siamo tornati ad accarezzare i gioielli pi\u00f9 preziosi con un rapido battito di ciglia. Lasciare El Museo a mezzogiorno sotto il sole cocente del Nord Africa \u00e8 stato come viaggiare indietro nel tempo alla velocit\u00e0 della luce. Tutti quei faraoni che avevo ricreato con la mente e la cui opulenza avevo lasciato accarezzare dai miei sensi diventavano improvvisamente fantasmi traslucidi, che si alzavano rapidamente sopra la mia testa per tornare nell&#8217;oscurit\u00e0 e nella protezione di quelle sale. Mi lasciavano con un ammiccamento di complicit\u00e0 con cui volevano dirmi di non preoccuparmi, che sarebbero tornati da me nel buio delle mie notti, avrebbero abitato i miei sogni e mi avrebbero mostrato, ora che ci conoscevamo, segretamente e con grande attenzione, la vera dimensione dei loro misteri.<\/p>\n<p>Quello stesso pomeriggio mi trovai davanti a un mistero ancora pi\u00f9 grande di quello delle sculture che avevo visto quella mattina. Un mistero che il buon Anubi svela nelle mie notti con la sua solita delicatezza. Mi riferisco, ovviamente, alle piramidi di Giza.<\/p>\n<p>Per raggiungerle dal Museo, che si trova in pieno centro sulle rive del Nilo, bisogna attraversare il Nilo a ovest e dirigersi verso sud-est, attraversando quella giungla di cemento che \u00e8 il Cairo, lasciandosi alle spalle interi quartieri di case multiformi, tutte con la polvere vecchia come comune denominatore, passando davanti a migliaia di auto cariche fino all&#8217;inverosimile di esseri umani&#8230; fino ad arrivare a un punto in cui la citt\u00e0 finisce bruscamente e a mezzo metro di distanza inizia il maestoso deserto.<\/p>\n<p>Un deserto il cui guardiano \u00e8 un essere molto speciale: il Padre della Paura (Abu Alhul), il nome dato dagli arabi alla Sfinge di Giza. Questa sfinge sembra uscita da una fiaba, sta l\u00ec in mezzo a un immenso mare di sabbia dorata, comodamente adagiata sul suo gigantesco corpo di leone. Indossa una maschera che riproduce la testa del re Chefren, dietro la quale, se si guarda bene e si lascia scrutare l&#8217;intuito, si nascondono due occhi vigili che scrutano giorno e notte l&#8217;infinito alla ricerca di pericoli che potrebbero annidarsi nei tesori che questa brava custode custodisce, ovvero le Piramidi. Le piramidi sono disposte dietro la stele della Sfinge, in linea diagonale dalla pi\u00f9 grande alla pi\u00f9 piccola. Prima Cheope, poi Chefren, poi Mikerinos. Sembra che i faraoni pensassero che il male non potesse venire dal deserto ed eressero le loro piramidi nell&#8217;entroterra, sapendo che qualsiasi minaccia proveniente dal fiume sarebbe stata saggiamente deviata da Abu Alhul.<\/p>\n<p>Sebbene esistano diverse piramidi in Egitto e in altre parti del mondo, nessuna pu\u00f2 emulare la magnificenza della Grande Piramide di Cheope. Stando ai suoi piedi ci si sente minuscoli, minuscoli, minuscoli, minuscoli, come un granello di sabbia accanto a un grande sole; infatti Cheope sembra un sole. Non solo per la sua impressionante altezza, ma anche per le sue enormi dimensioni.<\/p>\n<p>La leggenda narra che la piramide sia stata costruita innalzando piattaforme successive di sabbia e facendo rotolare su tronchi i blocchi monolitici che pesavano tonnellate. Non hanno pensato che, essendo la piramide vicina alla foce del Nilo, per costruire il lato nord sarebbe stato necessario costruire parte della piattaforma in mezzo al mare! \u00c8 inoltre sconvolgente immaginare come abbiano trasportato questi blocchi di pietra, tagliati con tale precisione da incastrarsi perfettamente l&#8217;uno sull&#8217;altro, dalle cave per migliaia di chilometri lungo il Nilo. \u00c8 certamente difficile credere che sia stata eretta da esseri che vivevano ancora nell&#8217;Et\u00e0 del Bronzo.<\/p>\n<p>Avventurarsi all&#8217;interno della piramide \u00e8 un calvario. La salita inizia in un corridoio alto appena un metro e con un&#8217;enorme inclinazione, quasi privo di luce e di ventilazione, attraverso il quale bisogna procedere a tutta velocit\u00e0 (secondo la guida \u00e8 meglio). Anche se non credo che il corridoio sia lungo pi\u00f9 di cinquanta metri, giuro che diventano i cinquanta metri pi\u00f9 opprimenti della propria vita. Il corridoio conduce alla grande galleria, altrettanto ripida e buia, ma con un soffitto infinitamente alto (o non ci si arriva, o si va troppo in alto). Alla fine della galleria, che misura altri cinquanta metri, si trova la camera del re, nella quale&#8230;. Chantatach\u00e1n!!!! Niente. Un sarcofago di pietra vuoto e il nulla. \u00c8 una di queste piramidi che i cleptomani del passato si sono presi la briga di visitare.<\/p>\n<p>Tornando da Giza, ho riattraversato il Nilo: quanto \u00e8 bello! Pi\u00f9 che un fiume sembra un mare in miniatura. Al centro del fiume ci sono due isole come piccoli bastioni che vorrebbero fermare il flusso delle acque in modo che i cairesi possano, seduti sulle loro sponde, godere della vista di uno spettacolo cos\u00ec bello. Anche se il fatto che siano due potrebbe ricordare lontanamente le isole parigine sulla Senna, qui la Scultrice del Mondo ha deciso di buttare la casa fuori dalla finestra, di esplorare a suo piacimento e di dimenticare i concetti prestabiliti. Ha creato un fiume cos\u00ec grande che da una sponda non si vede l&#8217;altra, e due isole cos\u00ec enormi che camminando lungo di esse si poteva credere di essere sul terreno pi\u00f9 solido.<\/p>\n<p>Camminando, camminando, camminando, ora su un terreno ben solido, i miei piedi mi hanno portato a \u201cJan el Jalili\u201d, il centro urbano del periodo islamico, che oggi \u00e8 un quartiere popolare. Prima ho passeggiato per le stradine strette, allestite per lo shopping turistico, e mi sono seduta in uno di quei deliziosi caff\u00e8 all&#8217;aperto. Come descrivere la gente! Gli sguardi penetranti degli uomini; le mute accuse delle donne velate a chi osa scoprirsi&#8230; e, peggio ancora, a chi osa tingersi i capelli di biondo; i bambini che vendono tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 essere venduto (fazzoletti di carta, sure coraniche&#8230;); la donna che raccoglie per strada la merce che pu\u00f2 essere venduta&#8230;. ); la donna che raccoglie le noccioline lasciate dagli altri sui tavoli; un nonno con la sua armonica e una scatola malconcia che vende fiammiferi; la shisha, quella pipa ad acqua canterina, che solo un uomo pu\u00f2 fumare e che, in un certo senso, ad ogni boccata, rafforza il suo ruolo arrogante. Il tutto condito dalla magia dell&#8217;incenso che passa tra i bruciatori ambulanti, dal gelsomino che passa vendendo collane profumate, dai manghi che traboccano da tutte le bancarelle e dal dolce aroma della menta fresca (naana) che viene aggiunta al t\u00e8.<\/p>\n<p>Decisi di andare alla ricerca della parte delle antiche mura che sapevo essere ancora in piedi. C&#8217;erano ancora due enormi porte della citt\u00e0 con le loro torri di pietra collegate da un pezzo di muro. Ci\u00f2 che mi ha colpito, tuttavia, non sono state tanto le mura, quanto l&#8217;area che ho dovuto attraversare per arrivarci. Al di fuori della parte ordinata del quartiere, le strade sembravano un gioco di equilibri in filigrana tra gli opposti; accanto a belle facciate di palazzi medievali con graticci di legno meticolosamente lavorati, c&#8217;erano baraccopoli fatiscenti e, accanto a queste, antiche moschee o scuole coraniche con i loro fieri e bellissimi minareti. E quanta povert\u00e0 ho visto! Bambini scalzi, bambini mutilati, persone sull&#8217;orlo della miseria&#8230;. Ma quanti sorrisi meravigliosi mi hanno mandato! Quanta gioia e quanta voglia di vivere!&#8230; In luoghi come questo ci si rende conto che la felicit\u00e0 viene da dentro, dal profondo, e che per quanto la loro vita sia piena di difficolt\u00e0 o le loro strade siano sporche, hanno ancora la capacit\u00e0 di far fluire quella felicit\u00e0 attraverso i loro esseri fino a prendere la forma di un sorriso&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1><span class=\"ez-toc-section\" id=\"ii_i_mari_della_roccia_rossa\"><\/span><strong>II. I mari della roccia rossa<\/strong><span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h1>\n<p>Immaginate ora che il polso si intorpidisca e la bussola giri. Si viene trasportati (nel mio caso con un autobus pubblico) sulle acque che formano l&#8217;immenso estuario del Nilo, oltre il Canale di Suez, nel cuore del <strong>deserto del Sinai<\/strong>. Per darvi un&#8217;idea dell&#8217;aspetto di questo deserto, pensatelo come un rettangolo bicolore, la cui met\u00e0 nord-occidentale \u00e8 costituita da dune di terra gialla e l&#8217;altra met\u00e0 da enormi montagne di terra rossa. Credo che la cosa pi\u00f9 impressionante di questo deserto siano i suoi contrasti. Dopo aver percorso una strada con una massa blu-verde di acqua pacifica e riverberante da un lato e una massa ocra di sabbia solitaria dall&#8217;altro, si passa improvvisamente tra i contrafforti di imponenti montagne di calcare rosso che si ergono violentemente dal nulla e si sforzano di raggiungere il cielo. Ed ecco uno di quei momenti in cui la bellezza dell&#8217;ambiente circostante fa tacere la mente e libera il cuore dai suoi vincoli.<\/p>\n<p>Nel VI secolo, i monaci greco-ortodossi decisero di costruire un monastero ai piedi dello storico Monte Sinai, che chiamarono Santa Caterina. Nel corso dei secoli i monaci hanno pazientemente scavato nella roccia i tremilaottocento gradini che portano alla cima. Ancora oggi, i circa trenta monaci che abitano questo monastero fortificato rappresentano l&#8217;unico segno di vita umana nel raggio di chilometri.<\/p>\n<p>Ho lasciato il mio pesante zaino al monastero e ho iniziato la salita. Ci sono due opzioni: o si sale per le scale, che \u00e8 pi\u00f9 diretto, ma allo stesso tempo pi\u00f9 faticoso, o si prende un piccolo sentiero che costeggia la montagna e sale a zig zag sul versante orientale, che \u00e8 pi\u00f9 lungo, ma pi\u00f9 accessibile. Cosa ho fatto? La seconda, naturalmente. Mi avevano detto che la salita durava circa quattro ore e, poich\u00e9 volevo vedere il tramonto dalla cima, ho deciso, nonostante il caldo sole di mezzogiorno, di iniziare la salita dopo pranzo.<\/p>\n<p>Mi vedete l\u00ec, in salita, soffocata dall&#8217;aria densa che riempiva la valle e dal sole cocente che giocava a riflettersi sulle rocce. Ero un piccolo puntino solitario in mezzo alla maestosit\u00e0 delle montagne circostanti; un granello in movimento in mezzo a quel mare statico di pietra rossa. Mentre mi lasciavo alle spalle gli angoli della strada e salivo pi\u00f9 in alto, sentivo l&#8217;aria farsi sempre pi\u00f9 leggera, sempre pi\u00f9 fresca. La mia anima si sentiva sempre pi\u00f9 piena di un&#8217;ineffabile sensazione di libert\u00e0. Una gioia senza nome si era impadronita del mio cuore che batteva forte. Ogni battito sembrava volermi incoraggiare a non vacillare e uno stridente \u201cCi sono quasi, ci sono quasi, ci sono quasi\u201d risuonava contro le mie tempie. O ci sono quasi o ci sono quasi, quindi il battito aveva assolutamente ragione.<\/p>\n<p>Il sentiero giungeva a un punto in cui attraversava una stretta gola, passava sul lato nord della montagna e si univa alle scale: ne mancavano solo settecento! Tuttavia, dalle parole ai fatti c&#8217;\u00e8 molta strada da fare e, anche se sembra un&#8217;inezia, mi ci sono voluti Dio e l&#8217;aiuto per salire i quasi mille gradini. Non pensavo di farcela, ma alla fine ce l&#8217;ho fatta, uff! Sono arrivata e credo che non mi ci sia voluto nemmeno un millesimo di secondo per dimenticare tutti i miei mali, grazie alla bellezza del paesaggio che mi circondava. Ovunque si guardasse, la vista si perdeva sopra infinite catene di montagne che nella luce della sera assumevano lentamente una sfumatura cremisi.<\/p>\n<p>Ero ancora in tempo per riposare prima di vedere il tramonto&#8230; Eravamo in quattro al piano di sopra, ci presentammo e ci sedemmo in cerchio. Io ho portato un melone (bisogna essere ottimisti per scalare una montagna di duemilaottocento metri con un melone), alcuni tedeschi hanno portato pane, formaggio salato e cetrioli, e un francese ha portato dei biscotti, cos\u00ec abbiamo condiviso tutti ed \u00e8 stata una cena perfetta.<\/p>\n<p>Guardare il tramonto \u00e8 stato uno spettacolo bellissimo. Il silenzio sepolcrale ha dato all&#8217;anima una pace sufficiente per poter mettere tutta la sua energia nel dare l&#8217;addio al sole che ci stava lasciando. Un sole che con i suoi ultimi raggi accarezzava teneramente le cime delle montagne e come una bacchetta magica le faceva diventare blu, per poi virare lentamente verso un viola scuro che a poco a poco ne sfumava i contorni fino a confonderli nel nero della notte.<\/p>\n<p>Dormire era un&#8217;altra cosa. Un beduino che aveva un piccolo negozio di t\u00e8 vicino alla cima mi lasci\u00f2 delle coperte. Convinsi i miei commensali a farmi da scudo laterale e ci sdraiammo sulle dure rocce. Con un francese da una parte e due tedeschi dall&#8217;altra, ben protetti dalla crema dell&#8217;Unione Europea, ho guardato il cielo. Dato che non pensavo di riuscire a dormire a causa del freddo, come in effetti \u00e8 successo, ho deciso di godermi il panorama. Il cielo era cos\u00ec limpido che si potevano vedere le viscere dell&#8217;universo. Per la prima volta in vita mia ho potuto vedere chiaramente la Via Lattea&#8230; come una bella nuvola. Ogni tanto le stelle prendevano lo scirocco e sembravano impazzire, poi cominciavano a cadere e non avevo il tempo di esprimere desideri alla velocit\u00e0 con cui i miei occhi le catturavano.<\/p>\n<p>Verso le quattro del mattino cominci\u00f2 ad arrivare gente. Si vedevano le piccole luci delle lanterne zigzagare nell&#8217;aria nera della notte e si sentivano lingue di tutti i tipi&#8230; c&#8217;era persino un gruppo di coreani che per un bel po&#8217; ha cantato, pregato e fatto penitenza collettiva. Con questo \u201crisveglio angelico\u201d mi sono messo a guardare il sorgere del sole. Che shock quando mi sono guardata intorno e ho visto la folla di persone che mi circondava. Sembrava che i gatti della notte precedente avessero partorito. In queste condizioni, dovendo lottare per un pezzetto di roccia su cui poggiare il sedere, per quanto bella fosse l&#8217;alba, non aveva la magia del tramonto precedente. \u00c8 stato buffo, centinaia di dita appoggiate sull&#8217;otturatore della macchina fotografica per catturare un istante che accade ogni giorno, ma che di solito ignoriamo.<\/p>\n<p>Questa volta ho preso la scorciatoia. \u201cBreve\u201d, ma intensa. Dopo di che, ho trascorso ancora mezza giornata con le gambe che mi tremavano per tutte le scale. Dopo aver visitato l&#8217;interno del monastero, ho preso un taxi condiviso con altri turisti per raggiungere il Golfo di Aqaba. Mi sono seduta davanti e ho parlato per tutto il viaggio con Sayed, l&#8217;autista, un ragazzo beduino dai lineamenti bellissimi, la cui carnagione, fortemente abbronzata dal duro sole del deserto, aveva lo splendore dei datteri maturi. Abbiamo attraversato la valle lasciata dalle alte montagne del Sinai, con le loro affascinanti forme e dimensioni: pietre di granato precedute da un mare di sabbia; enormi blocchi di calcare ocra erosi dal vento. Abbiamo percorso un tratto circondato da palme selvatiche, molte delle quali con cinque e sei rami&#8230; finch\u00e9, all&#8217;improvviso, uscendo da una curva, si vedeva il mare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1><span class=\"ez-toc-section\" id=\"iii_intorno_al_mare_di_aqaba\"><\/span><strong>III. Intorno al mare di Aqaba<\/strong><span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h1>\n<p>Il <strong>Golfo di Aqaba<\/strong>, con le sue acque cristalline, ha una magia particolare. Immaginate due imponenti catene montuose a forma di occhio aperto. Sia la palpebra superiore che quella inferiore sono enormi montagne rosse. Sopra c&#8217;\u00e8 per met\u00e0 una bandiera saudita e per met\u00e0 una giordana, sotto tutte egiziane. Tra di esse c&#8217;\u00e8 una bellissima pozza di lacrime. Una pozza il cui colore cambia nel corso della giornata: dal blu grigiastro dell&#8217;alba al blu verdastro di mezzogiorno e al blu rosato del tramonto.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio al crepuscolo che gli spiriti che danno il colore alle montagne scendono a bagnarsi nel mare e lo invadono in modo tale che sembra di trovarsi di fronte a un immenso Mar Rosso; ed \u00e8 proprio verso questo mare che le calme acque di Aqaba scorrono con la coda dell&#8217;occhio.<\/p>\n<p>L&#8217;eredit\u00e0 di questo mare di Aqaba \u00e8 Eilat, i tre chilometri di costa che dovrebbero appartenere alla Palestina e che sono in mano israeliana dalla Guerra dei Sei Giorni.<\/p>\n<p>\u00c8 curioso, all&#8217;inizio l&#8217;idea con cui ho lasciato la Spagna era di andare direttamente dal Cairo a New York e prendere il traghetto. Tuttavia, lungo la strada ho incontrato molti viaggiatori solitari come me che mi hanno raccontato le loro esperienze e avventure, e tutti concordavano sull&#8217;incomparabile bellezza delle spiagge del Mar Rosso e sui tesori nascosti nelle profondit\u00e0 di quel mare. Decisi quindi di rallentare il mio viaggio e di provare a corroborare questi racconti con la mia esperienza personale.<\/p>\n<p>Sulla strada per Nueiba, quando ormai avevo preso confidenza con Sayed, gli parlai della mia idea e gli citai i nomi delle spiagge che mi erano state consigliate. Lui mi guard\u00f2 furtivamente mentre continuava a guidare veloce e mi disse che quelle spiagge che mi avevano detto erano per turisti e si offr\u00ec di mostrarmi un altro posto. Non avendo nulla da perdere, accettai.<\/p>\n<p>Il taxi arriv\u00f2 a Nueiba, la citt\u00e0 portuale egiziana da cui partono i traghetti per il porto giordano di Aqaba. Il nome \u201ccitt\u00e0\u201d \u00e8 un eufemismo, perch\u00e9 non \u00e8 altro che un insieme di casette e baracche un tempo imbiancate di bianco, ma che col tempo si sono impregnate del grasso dell&#8217;ambiente circostante. Dopo aver lasciato i tre francesi che ci avevano accompagnato, ho continuato il mio viaggio, ora di nuovo da sola.<\/p>\n<p>Sayed mi port\u00f2 a Naguema, una minuscola enclave con poche capanne di canna e foglie di palma e una spiaggia paradisiaca. Alcune ragazze israeliane che avevano affittato una delle capanne mi hanno prestato un paio di occhiali da sub e siamo partiti! A pochi metri dalla riva potevo gi\u00e0 vedere le formazioni coralline. Non le avevo mai viste da vicino. Nella traslucida atmosfera sottomarina i coralli sembravano alberelli immaginari. Erano avvolti da un morbido strato blu che dava ai loro colori un tocco speciale di irrealt\u00e0. Alcuni, di un rosso intenso, sembravano occupare un posto privilegiato, mentre quelli rosa o biancastri davano l&#8217;impressione di essere pi\u00f9 deboli, pi\u00f9 suscettibili di essere feriti. E tutti insieme formavano una vasta foresta carica di un muto equilibrio.<\/p>\n<p>Quel pomeriggio, quando le mie membra furono ricaricate dalla forza rivitalizzante del mare, decisi di proseguire il cammino. A Naguema girava voce che ora era possibile passare da Eilat ad Aqaba, che era stato aperto il nuovo valico di frontiera. Nonostante abbia cercato di verificare la veridicit\u00e0 di questi commenti, nessuno ha potuto smentirli o affermarli, cos\u00ec ho deciso di verificare di persona.<\/p>\n<p>Sono uscito sulla strada per cercare un mezzo di locomozione e per caso \u00e8 apparso Sayed con la macchina di nuovo carica di turisti. Mi disse che li stava portando a Taba. Gli ho chiesto se gli dispiaceva dare un passaggio anche a me e sono risalito sul taxi sgangherato e traballante.<\/p>\n<p>La strada costeggia il mare, costeggiandolo. L&#8217;acqua \u00e8 blu, cristallina, limpida, trasparente, con enormi montagne su entrambi i lati. Ogni volta che la strada curva tra le montagne e si torna verso il mare, mi sembra di perdermi tra le sue onde.<\/p>\n<p>Arriviamo a Taba. A proposito di Taba e per darvi un&#8217;idea del luogo, vi ricordate che prima vi ho detto, non senza una certa ironia, che il Golfo di Aqaba finisce in una lega\u00f1a israeliana, la citt\u00e0 di Eilat? Ebbene, i suoi due baluardi sono Taba in Egitto e Aqaba in Giordania. Nel raggio di dieci chilometri di costa si trovano tre citt\u00e0 appartenenti a tre Paesi diversi, tra le quali la convivenza negli anni \u00e8 stata tutt&#8217;altro che facile.<\/p>\n<p>A Taba, che conta non pi\u00f9 di due dozzine di case, un paio di alberghi e altri in costruzione, Sayed mi ha portato direttamente al confine. Ho chiesto ai poliziotti egiziani se fosse possibile passare da Israele alla Giordania, ma non hanno saputo dirmelo, cos\u00ec ho chiesto di lasciarmi passare al posto israeliano senza timbrare il passaporto e che sarei tornato subito. Mi guardarono un po&#8217; confusi, ma io li supplicai con un tono cos\u00ec accorato che mi lasciarono passare.<\/p>\n<p>A cinquanta metri di distanza c&#8217;era il posto di frontiera israeliano. Ho dovuto cambiare registro: niente pi\u00f9 arabo, ora inglese. Il soldato di turno stava per prendermi il passaporto dalle mani per timbrarlo, quando ho detto di no: \u201cSono venuto solo per farle una domanda\u201d. Ha alzato la testa e mi ha guardato perplesso. \u201cSe passo da qui in Israele, posso poi proseguire per la Giordania?\u201d. \u201cNo\u201d. \u201cE non posso nemmeno percorrere i tre chilometri fino ad Aqaba per entrare\u201d. Questa volta l&#8217;omino sembrava piuttosto irritato. \u201cNon puoi\u201d. &#8220;Beh, non si arrabbi. Grazie. Arrivederci. E me ne andai da dove ero venuto, sotto lo sguardo stupito del mio collega. Solo qualche giorno dopo, quando ero gi\u00e0 ad Amman, aprirono il famoso valico di frontiera Aqaba-Eilat. Sono arrivato con cinque giorni di anticipo.<\/p>\n<p>Si stava facendo buio. Ero a Taba. Per raggiungere la Giordania, non avevo altra scelta che tornare sui miei passi e tornare a Nineba per prendere il traghetto. Ma c&#8217;era un solo traghetto al giorno e partiva a met\u00e0 pomeriggio. Non ero pi\u00f9 in tempo per prenderlo. Che fare? Andai dove Sayed mi aveva lasciato e, con mia grande gioia, era ancora l\u00ec. Gli ho spiegato la mia situazione e mi ha offerto di passare la notte accanto a un palmeto, vicino alla spiaggia, dove lui e alcuni amici pare si fermassero ogni volta che dovevano passare la notte vicino a Taba. Poich\u00e9 \u00e8 meglio conoscere il cattivo che il buono&#8230;<\/p>\n<p>Sulla strada per il palmeto lo convinsi a fermarsi vicino a un posto che aveva attirato la mia attenzione quando ci eravamo passati davanti l&#8217;altra volta. Si trattava di una bellissima isola in mezzo al mare, tutta murata, con laghi naturali all&#8217;interno delle mura, e sulla cui sommit\u00e0 si ergeva la maestosa fortezza di Salah al Din (Saladino), costruita nell&#8217;XI secolo come baluardo contro i crociati. Nella luce blu-rosa del tramonto, sembrava il castello di un principe uscito da una fiaba.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-6044 aligncenter\" src=\"https:\/\/mongonzalez.es\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/mares-del-islam-300x154.png\" alt=\"\" width=\"554\" height=\"284\" \/><\/p>\n<p>Sayed mi ha lasciato sulla spiaggia vicino al palmeto. Mi disse che avrebbe fatto il pieno di benzina, comprato del cibo e che sarebbe tornato subito, \u201cnon muoverti da qui\u201d. E se ne and\u00f2. Mi sedetti sulla sabbia in riva al mare e cominciai a guardare come gli spiriti del tramonto giocavano a dipingere le acque. Il tempo passava, si stava facendo buio e Sayed non tornava. Allora mi resi conto che aveva lasciato lo zaino in macchina. Non avendo idea di dove fosse, la cosa pi\u00f9 sensata da fare era aspettare. Cos\u00ec ho fatto. Cercai di rilassarmi e di scacciare dalla mente tutti quei pensieri di paura e preoccupazione che lottavano per conquistare il mio castello interiore. Chiesi aiuto al mare e mi calmai.<\/p>\n<p>All&#8217;improvviso vidi che in lontananza, sulla riva, qualcuno si muoveva nella mia direzione. Mi sarebbe piaciuto se in quel momento gli angeli fossero scesi dal cielo e mi avessero tirato fuori, o se la terra si fosse aperta e mi avesse inghiottito. La figura umana si stava avvicinando. Lentamente. Molto lentamente. A poco a poco riuscii a distinguere i suoi lineamenti. Era un uomo di mezza et\u00e0, e dal suo aspetto direi un beduino. Credo che il poveretto fosse ancora pi\u00f9 sorpreso di me nel vedere un turista smarrito in mezzo al nulla.<\/p>\n<p>Si \u00e8 avvicinato con molta gentilezza e mi ha regalato un sorriso sul viso, come per rompere il ghiaccio di un primo incontro. Pi\u00f9 che vedere il suo sorriso, lo percepii, mentre si faceva sempre pi\u00f9 buio. \u201cAhl\u00edn.\u201d \u201cAhlan\u201d. Il suo saluto e il mio saluto. Si present\u00f2: era un beduino e un pescatore, e si trovava sulla riva a pescare con alcuni amici. Gli dissi chi ero e che stavo aspettando il tassista che era andato a fare benzina. &#8220;Arabo o beduino? Ho detto beduino. \u201cAllora torner\u00e0\u201d. Comunque mi ha detto che se volevo, potevo andare l\u00ec e sedermi con loro, visto che avevano t\u00e8 e cibo. Lo ringraziai e accettai che, se Sayed non fosse venuto, sarei andato l\u00ec. Quando se ne and\u00f2, mi disse, come se fosse una coincidenza, che il tassista non aveva preso la direzione della stazione di servizio, ma quella opposta. Sospetto! Dopo un po&#8217; decisi di avvicinarmi a lui e bevvi un delizioso t\u00e8 accanto al suo fuoco.<\/p>\n<p>Quando Sayed arriv\u00f2 un po&#8217; di tempo dopo, ci misi un po&#8217; a tornare &#8211; ora lasciamolo aspettare! Mi chiese dove fossi stato e gli dissi che ero con dei pescatori. &#8220;E tu? \u201cSono andato a fare benzina e cibo\u201d. Silenzio. Meglio stare zitti e non frugare in giro, cos\u00ec mi sono seduto sulla coperta che avevo steso in riva al mare e abbiamo cenato. Dopo cena ci siamo sdraiati e abbiamo parlato a lungo. Mi disse che aveva paura delle donne e che per questo preferiva dormire in macchina. \u201cNon preoccuparti, dormo tajta annuyum\u201d (che significa: sotto le stelle).<\/p>\n<p>Poi, non so come, ci siamo dati la mano ed \u00e8 stata una sensazione molto dolce, ma molto strana. Perch\u00e9 l&#8217;ho fatto? \u201cVivresti nel deserto? &#8211; mi ha chiesto la mia coscienza. \u201cNo\u201d, risposi. \u201cAllora non giocare\u201d &#8211; mi ha rimproverato. Ma a volte \u00e8 difficile non lasciarsi trasportare. Dopo tutto, le nostre mani non facevano altro che conversare con le sue carezze.<\/p>\n<p>A poco a poco il sonno arriv\u00f2. Cullato dal rumore delle onde del mare, dalla brezza leggera, dal luccichio delle stelle cadenti che i miei occhi stanchi riuscivano a percepire quando, dopo uno sforzo supremo, riuscivo ad aprirli, dalle carezze di un uomo del deserto&#8230; Cullato dalla notte, mi addormentai.<\/p>\n<p>Fui svegliato dalla mia voce interiore prima che il sole sorgesse da dietro le montagne saudite&#8230; Mi sono seduto sulla riva in posizione yogi in attesa del sole&#8230; Poco prima che sorgesse, Sayed arriv\u00f2 da dietro e copr\u00ec i miei occhi&#8230;. Si sedette accanto a me. Abbiamo fatto colazione con dei manghi e siamo partiti! Ho dovuto indossare un kufia (un velo) per diversi chilometri, perch\u00e9 c&#8217;erano posti di polizia e gli stranieri non potevano dormire sulla spiaggia. Con il velo e alla velocit\u00e0 dell&#8217;auto, mi sono presentata bene.<\/p>\n<p>Una volta arrivata a Nueiba, ho cercato inutilmente la piccola cabina dove si vendevano i biglietti. Ogni indicazione che mi veniva data mi portava in un posto diverso. Alla fine l&#8217;ho trovato grazie a uno scozzese, ma avevano appena chiuso. Mi sedetti ad aspettare in uno di quei piccoli bar malconci all&#8217;ombra di un tetto di palma che mi riparava dal sole. Dopo aver ricevuto il biglietto, per di pi\u00f9 in dollari, tornai indietro attraverso la cittadina fino al complesso portuale. Tutti i poveri arabi erano in fila in modo disumano, mentre i guerrieri, come ministri, passavano senza fare la fila. Ho scoperto che il traghetto sarebbe partito tardi. Se c&#8217;\u00e8 una cosa che serve nel mondo arabo \u00e8 la pazienza.<\/p>\n<p>Mi sono informato sul destino finale dei poveri arabi vestiti di stracci e trattati con totale disprezzo dalle guardie. Erano umili egiziani che andavano in Arabia Saudita come manodopera a basso costo. Quando ho chiesto perch\u00e9 non avessero preso un traghetto diretto per l&#8217;Arabia, ma fossero passati per la Giordania, mi \u00e8 stato risposto che il traghetto per l&#8217;Arabia durava cinquanta ore. Povera gente!<\/p>\n<p>Una volta sul traghetto, ho fatto tutto il viaggio sul ponte, che \u00e8 vietato alle donne, quindi ero l&#8217;unica in una folla di uomini. Ero appoggiata al parapetto occidentale e guardavo il sole tramontare dietro le montagne egiziane. Il blu nel crepuscolo. Con me c&#8217;era Jordi, un affascinante archeologo subacqueo di Girona che avevo appena conosciuto. Mentre svolgeva il ruolo di protettore invisibile agli sguardi curiosi e di disapprovazione degli egiziani, mi svelava i segreti che aveva scoperto nelle sue numerose avventure subacquee in questo splendido mare. A quanto pare ci sono molti squali! Meno male che non l&#8217;ho scoperto prima, altrimenti non avrei nuotato.<\/p>\n<p>Durante il viaggio abbiamo conosciuto Muhamed, uno dei marinai anziani della nave, che ci ha invitato a stare a casa sua se fossimo andati ad Amman. Grazie a lui abbiamo avuto una visione privilegiata dell&#8217;ormeggio, comprese le manovre del pilota.<\/p>\n<p>Al porto abbiamo pagato il visto. Curiosamente, varia da paese a paese: mentre i tedeschi pagano un minimo simbolico, gli inglesi devono pagare molto. Gli spagnoli stanno nel mezzo, n\u00e9 a un estremo n\u00e9 all&#8217;altro. Al cancello del porto c&#8217;era una lunghissima fila di ragazzi che venivano caricati su camion, come bestiame, gli stessi che venivano mandati in Arabia Saudita.<\/p>\n<p>Dato che era gi\u00e0 buio, abbiamo deciso di passare la notte ad Aqaba, in un piccolo hotel del centro. Decidemmo di fare una passeggiata, finch\u00e9, vagando nella notte, i nostri passi ci portarono alla spiaggia. C&#8217;erano molte persone sedute, intere famiglie, gruppi di giovani. Quando siamo passati accanto ad alcuni ragazzi ci hanno salutato e ci siamo seduti con loro. Erano per lo pi\u00f9 studenti provenienti dal nord della Giordania. Li ho trovati persone meravigliose, molto sensibili e interessate al mondo, con molta dignit\u00e0 umana. Sebbene condividessero la lingua con gli egiziani, si differenziavano comunque. Mentre molti egiziani che ho incontrato non erano in grado di parlare correttamente l&#8217;arabo classico, i giordani erano perfettamente in grado di farlo. Era semplicemente un piacere conversare con loro.<\/p>\n<p>All&#8217;una di notte la polizia \u00e8 venuta a dirci molto gentilmente che era vietato stare in spiaggia dopo quell&#8217;ora e ce ne siamo andati. Quando eravamo a met\u00e0 strada, la polizia ci ha raggiunto di nuovo e si \u00e8 scusata&#8230;. Che potevamo andare dove volevamo e che ci avrebbero accompagnato in modo che nessuno ci disturbasse. Siamo stati grati per la loro diligenza. Abbiamo dovuto insistere che eravamo molto stanchi e che volevamo andare a dormire, in modo che potessero riposare tranquillamente e che i loro rimorsi di coscienza sarebbero scomparsi. Sono caduto in un dolce sonno, cullato dal pensiero di quanto fosse bella la Giordania! La lingua pi\u00f9 bella&#8230;\u00a0 Gli uomini pi\u00f9 belli&#8230; e la gente pi\u00f9 colta. Eppure dovevo ancora scoprire tutte le meravigliose enclavi segrete di questo nuovo Paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1><span class=\"ez-toc-section\" id=\"iv_petra\"><\/span><strong>IV. Petra<\/strong><span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h1>\n<p>Il mattino seguente siamo partiti per <strong>Petra<\/strong>. Un pullman di cinque persone: Jordi, tre francesi e io. Il paesaggio era pi\u00f9 muto di quello del Sinai. Da entrambi i lati c&#8217;erano montagne di colore bianco-rossastro e ocra, non molto ripide, pi\u00f9 sassose e con qualche macchia sparsa. Le case dei villaggi che abbiamo attraversato assomigliavano un po&#8217; a quelle della Tunisia, squadrate, in pietra o in cemento, e generalmente dipinte di bianco.<\/p>\n<p>Arrivati a Wadi Musa, abbiamo cercato subito un albergo. Contrattando, sono riuscito a ottenere un ottimo prezzo; i quattro ragazzi in una stanza e io in un&#8217;altra stanza da solo. Abbiamo lasciato i nostri zaini e siamo stati portati in minibus dall&#8217;hotel all&#8217;ingresso delle rovine della citt\u00e0 di Petra.<\/p>\n<p>Abbiamo iniziato a camminare. All&#8217;inizio c&#8217;era un enorme spiazzo pieno di cavalli e asini&#8230;. Sembrava che stessero arrivando migliaia di turisti (per fortuna non era cos\u00ec&#8230; o forse s\u00ec, ma \u00e8 cos\u00ec grande che non si ha mai la sensazione di sovraffollamento).<\/p>\n<p>Dopo aver superato il campo aperto, si entrava nella bocca della gola. Avevo sempre desiderato andare a Petra, ma non avevo mai immaginato che fosse cos\u00ec bella come in realt\u00e0 era&#8230; Quella gola grandiosa e imponente, sempre pi\u00f9 stretta man mano che mi si chiudeva davanti, con gli alberi di fico che crescevano magicamente tra le rocce, rocce dall&#8217;incredibile versatilit\u00e0 cromatica, con toni che andavano dal nero al bianco, passando per i grigi, i blu, i verdi, i rosa, i rossi e i gialli.<\/p>\n<p>Soprattutto sul lato sinistro della strada, di tanto in tanto, apparivano piccoli templi quadrati scolpiti nella pietra, generalmente con due colonnine e un semplice architrave che li univa. Come scoprii in seguito, si trattava delle case che i nabatei costruivano per i loro dei. Ogni piccolo tempio ospitava un dio.<\/p>\n<p>La bellissima gola conduceva al Khazneh, il tempio dei quattro colori: rosa chiaro all&#8217;alba, ocra a mezzogiorno, arancione nel pomeriggio e rosa acceso al tramonto&#8230;. I colori cangianti delle pietre sono affascinanti! Sembra che l&#8217;aria si travesta da caleidoscopio e giochi a combinare specchi e oggetti per rapire i sensi di chi guarda. Questo tempio era stato interamente scolpito, cesellato nella roccia, colonne, capitelli, architravi, fregi, acroteri, timpani, tutto, assolutamente tutto, scavato nella roccia, senza alcuna aggiunta. La cosa pi\u00f9 sorprendente \u00e8 pensare che i Nabatei, la grande civilt\u00e0 semitica che abit\u00f2 questa terra diversi secoli prima di Cristo, potessero possedere la tecnica per scolpire tali meraviglie nella roccia. E che soffitti! La roccia ha realizzato in essi mosaici naturali di una ricchezza di colori impressionante&#8230;<\/p>\n<p>La citt\u00e0 inizia a Khazneh. La gola si allargava gradualmente fino a diventare un&#8217;ampia strada, dove gli occhi non riuscivano a cogliere tutto, perch\u00e9 a destra e a sinistra c&#8217;erano templi bellissimi, tombe affascinanti, case e cos\u00ec via. Tutti scavati nelle pendici di queste montagne. Ho passato tutto il tempo a raccogliere sassolini colorati dal terreno, come se fossi stato vittima di un incantesimo.<\/p>\n<p>La strada conduceva all&#8217;anfiteatro romano del II secolo d.C., quando Traiano sottomise il popolo nabateo. Dopo l&#8217;anfiteatro, una serie di rovine di templi e mercati romani. Ad essere sincera, devo ammettere che non sono rimasta impressionata: come si spiega che dei templi romani non rimangano che pochi muri isolati e che i templi nabatei, molto pi\u00f9 antichi, siano perfettamente conservati? E se \u00e8 cos\u00ec, come posso evitare di essere accecato dallo splendore dei monumenti nabatei a tal punto da non riuscire ad apprezzare in modo equo nessun altro esempio di arte?<\/p>\n<p>La parte pi\u00f9 difficile doveva ancora arrivare. Una salita su sentieri molto ripidi per diversi chilometri. Dicevano che alla fine del sentiero, lass\u00f9, c&#8217;era il monastero, la pi\u00f9 grandiosa di tutte le costruzioni nabatee. Se era cos\u00ec, dovevamo proseguire. Finalmente arrivammo: \u201cUalhamdulilah\u201d (in cristiano: grazie a Dio). Il monastero era meraviglioso. Di dimensioni impressionanti, aveva la particolarit\u00e0 che si poteva salire fino al suo cornicione arrampicandosi sul fianco della roccia. Che sensazione di pienezza e di libert\u00e0! Che gioia potersi riposare su un&#8217;opera cos\u00ec grande! Dalla cima si potevano vedere in lontananza tutti i templi di Petra, piccoli come scatole rosse.<\/p>\n<p>Scendendo volevamo vedere le rovine rimaste&#8230; e ci siamo persi&#8230; abbiamo camminato per una decina di chilometri fino a raggiungere un&#8217;enorme tenda berbera dove ci hanno offerto del t\u00e8&#8230; Che bello! La povera signora era una vedova con sei figli. Le donne berbere sono curiose; molte di loro hanno diversi denti mancanti e altri sono fatti d&#8217;oro massiccio; hanno anche il viso completamente tatuato con segni che in teoria hanno lo scopo di abbellirle. Dico in teoria, perch\u00e9 in pratica \u00e8 scioccante.<\/p>\n<p>Abbiamo provato a chiedere se stavamo andando bene e ci hanno risposto che avremmo dovuto girare a sinistra molto tempo fa. Alla fine, dopo molte suppliche, sono riuscita a convincere il figlio maggiore ad accompagnarci fino a quando non avessimo ritrovato la strada, perch\u00e9, nonostante me l&#8217;avesse spiegato tre volte, non avevo capito bene&#8230;. Meno male che \u00e8 venuto, altrimenti ci avrei visto su quelle stradine fino al Giorno del Giudizio. Il figlio maggiore aveva in realt\u00e0 diciassette anni e si sarebbe sposato l&#8217;anno successivo. \u00c8 incredibile come la gente giovane si sposi qui. Io comincio a sembrare vecchio per loro&#8230; e quando dico che in Spagna ci si sposa a ventotto o trenta anni, mi guardano inorriditi.<\/p>\n<p>Tornati sul Buen Sendero, abbiamo superato il Triclinio romano. Poi \u00e8 ricominciata la salita. Su uno dei pianerottoli si trovava la famosa Fontana del Leone, che non era altro (e non era altro) che un enorme leone scolpito nella roccia, come se ne uscisse, con l&#8217;acqua che entrava da un tubo nella coda e usciva dalla bocca&#8230; ai tempi. Ora era asciutto.<\/p>\n<p>In cima alla salita c&#8217;era un&#8217;enorme piattaforma, la Roccia del Sacrificio, sulla quale i sacerdoti nabatei offrivano animali in sacrificio ai loro dei. Oggi non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 sangue, ma c&#8217;\u00e8 una splendida vista su tutte le montagne che circondano Petra. Da qui \u00e8 iniziata un&#8217;enorme discesa con migliaia di scalini e molto ripida.<\/p>\n<p>Quella notte il mio corpo era cos\u00ec pieno e la mia anima cos\u00ec sazia che mi sono immerso in uno dei sogni pi\u00f9 dolci della mia vita.<\/p>\n<p>A volte penso che quando un essere umano desidera qualcosa con grande veemenza e occupa ripetutamente la sua mente e i suoi sensi con quel desiderio, a poco a poco tesse una rete invisibile tra s\u00e9 e l&#8217;oggetto del suo desiderio. Forse \u00e8 a questo che stavamo giocando io e Petra.<\/p>\n<p>La mattina dopo volevo ripartire verso Amman. Jordi e io eravamo in un taxi&#8230;. [Ora che ci penso, non crediate che avessi una fortuna e che per questo potessi sempre permettermi di andare in taxi, \u00e8 il modo pi\u00f9 economico di viaggiare a queste latitudini; \u00e8 solo un po&#8217; pi\u00f9 costoso dell&#8217;autobus e molto pi\u00f9 comodo]&#8230;. Comunque, mentre ci stavano portando a Maan, per prendere un autobus per Amman, il tassista, un ragazzo della mia et\u00e0, mi chiese cosa avessi visto a Petra. \u201cPetra\u201d. &#8220;Da solo? &#8220;Beh, s\u00ec&#8230; Che altro c&#8217;\u00e8 da vedere?&#8221;. E ha snocciolato una serie di nomi. \u201cAh, no, non ne conosco nessuno\u201d. Continuammo a parlare di altre cose. Mi propose di restare, mi mostr\u00f2 l&#8217;elenco dei posti e dorm\u00ec a casa sua con la sua famiglia.<\/p>\n<p>Svegliai l&#8217;assonnato Jordi, per il quale l&#8217;arabo doveva suonare come una musica celestiale, perch\u00e9 dormiva sempre, e gli chiesi cosa stesse facendo. &#8220;Devo andare in Siria tra un paio di giorni. Non posso restare. Anche se \u00e8 bello avere dei compagni di viaggio, che rendono il viaggio pi\u00f9 piacevole, come tutte le cose nella vita, anche loro sono passeggeri. Anche se tutti gli addii sono tristi, perch\u00e9 il cuore si affeziona rapidamente alle persone che ci sono particolarmente care, sono anche necessari. In questo modo possiamo alimentare nella nostra anima il sogno di un ricongiungimento. Addio Girona. Pinne a la propera!<\/p>\n<p>Sono ripartito, da solo, di fronte al pericolo, percorrendo le strade del Medio Oriente. Said mi ha portato a Shobak, che insieme a Kerak erano le due principali fortezze cristiane durante le Crociate. Anche se meno turistica di Kerak, la fortezza di Shobak \u00e8 di grande bellezza. Dei cinque piani che aveva nel 1115, quando i francesi la costruirono, ne rimangono solo due, poich\u00e9 un terremoto distrusse gli altri piani nel XIII secolo. Nonostante ci\u00f2, era piena di sorprese. Vi si trova di tutto, dalle sale di spremitura del vino alle chiese e ai tunnel di cinquanta metri che scendevano all&#8217;interno della montagna.<\/p>\n<p>Da l\u00ec mi ha portato all&#8217;Abdal\u00eda, un&#8217;area piena di alberi, che non so se fossero lecci o querce, ma quello di cui sono sicuro \u00e8 che producevano ghiande. Anche se pu\u00f2 sembrare sciocco, \u00e8 sorprendente e piacevole alla vista trovare una foresta in mezzo a queste montagne aride. Sulla via del ritorno a Petra siamo passati per Baida, la Bianca. Lo stesso tipo di case e templi che si trovavano a Petra scavati nella roccia, ma questa volta la roccia era bianca, di un bianco intenso, a volte con venature verdastre e ocra. Anch&#8217;essa impressionante e bellissima.<\/p>\n<p>Siamo andati a casa sua. Sua moglie, Ibitisam o tradotto Sorriso, vent&#8217;anni, aveva gi\u00e0 due figlie. Trovai sconvolgente che una ragazza potesse essere madre di altre. Ci sedemmo a tavola e mi fu dato un gustoso riso con spezie&#8230;. E parlammo fino a notte fonda&#8230;.<\/p>\n<p>Lentamente le sue parole divennero una ninna nanna in sottofondo, fino a confondersi con il mormorio del vento del deserto&#8230;. Quella tempesta di sabbia mi aveva intrappolato tra le sue braccia malleabili e mi stava tirando fuori. Mi stavano portando via con la forza da un luogo troppo bello perch\u00e9 potessi lasciarlo di mia spontanea volont\u00e0&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1><span class=\"ez-toc-section\" id=\"v_intorno_al_mar_morto\"><\/span><strong>V. Intorno al Mar Morto<\/strong><span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h1>\n<p>Abbassate delicatamente le palpebre e rilassate la mente. Attivate il vostro subconscio. Ricordate i tempi passati, quando l&#8217;umanit\u00e0 era composta da poche trib\u00f9. Ricordate in quale mare giocavamo su &#8230;. Era molto salato e fare il bagno era un vero piacere perch\u00e9 si galleggiava come se fosse un piacere?<\/p>\n<p>Ora, dopo il mio viaggio, sono tornato ad accarezzare le sue acque. Questo \u201c<strong>Bajar Almait<\/strong>\u201d o Mar Morto \u00e8 diverso da qualsiasi altro mare che abbia mai visto in vita mia. L&#8217;enorme salinit\u00e0 delle sue acque rende impossibile qualsiasi traccia di vita animale o vegetale nelle sue profondit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec denso che, quando si lancia un sasso da una piccola scogliera con tutta la forza del proprio essere per farlo arrivare il pi\u00f9 lontano possibile&#8230;. Succede qualcosa di strano. Non appena il sasso entra in contatto con l&#8217;acqua, si perde il senso della realt\u00e0. L&#8217;acqua non inizia subito a vibrare e a lanciare cerchi concentrici nel cielo, ma si prende il suo tempo. Prima inghiotte la pietra, suppongo che la pesi, la accarezzi, la faccia misurare dai suoi esperti e ne analizzi la composizione chimica, e poi lentamente decide. Decidere quale reazione adottare.<\/p>\n<p>Nel frattempo, seduti sul bordo della scogliera, avvolti in una coltre di ansia, si aspetta di vedere quando l&#8217;acqua baller\u00e0&#8230; Finch\u00e9, poco dopo, e molto lentamente, l&#8217;acqua comincia a salire intorno al punto in cui ha inghiottito la pietra&#8230; E dopo la cresta, arriva la caduta, seguita da una nuova risalita. A poco a poco la superficie speculare si trasforma in piccole colline incrostate che restano, indelebili, artefici di un complicato equilibrio, per istanti eterni. Una superficie trasformata in pieghe pietrose che non sembrano volersene andare.<\/p>\n<p>Vicinissimo al Mar Morto, nell&#8217;entroterra, enormi zampilli di acqua calda sgorgano dalle rocce e cadono sotto forma di immense cascate fino a toccare il suolo. Stare sotto queste colonne cristalline significa sopportare pesanti valanghe. Madre Natura vi ricompensa con il dono di saune naturali incastonate nella roccia, dove potrete riposare e rigenerare le vostre membra paralizzate. Da questo luogo paradisiaco chiamato Hamamat Main, masse d&#8217;acqua bollenti scorrono in direzione del Mare senza vita che vi aspetta a una decina di chilometri di distanza. Appassionati alla ricerca delle acque salate.<\/p>\n<p>E quando raggiungono il mare, la natura ha preparato per loro delle piccole vasche scavate nella roccia, dove possono riposare e tirare l&#8217;ultimo respiro prima di sfociare nella grande vasca salata. Sia queste acque, per la loro alta temperatura, sia il Mar Morto, per la sua alta salinit\u00e0, potrebbero sembrare messaggeri di morte, eppure \u00e8 una sensazione di dolce pienezza che trabocca dall&#8217;anima quando ci si lascia cullare dal suo manto.<\/p>\n<p>Il luogo che vi descrivo, dove le due correnti si incontrano, l&#8217;ho trovato grazie a un ragazzo. L&#8217;avevo assalito un mezzogiorno ad Amman, pregandolo di portarmi al confine con Israele. Mi ha portato, ma quando siamo arrivati l\u00ec era gi\u00e0 chiuso.<\/p>\n<p>Quel giorno avevo fatto una paziente coda al Ministero degli Esteri giordano, in una baracca eretta nei loro giardini, che funge da \u201crappresentanza palestinese\u201d e dove si dovrebbe ottenere un visto per visitare i Territori occupati. Credo che l&#8217;atmosfera soffocante di quella coda sia un tentativo subliminale di scoraggiare la visita. Tuttavia, la mia voglia di vedere la Palestina storica era cos\u00ec grande che nessun ostacolo sarebbe stato sufficiente a dissuadermi.<\/p>\n<p>Mentre ero in coda avevo sentito dire che il valico di frontiera era chiuso alle dodici, all&#8217;una, alle tre, alle cinque e alle otto. Come sempre da queste parti, nessuno sa mai esattamente che ora sia. Una fobia inconscia del tempo che passa.<\/p>\n<p>Quando, dopo essermi fatto largo tra le masse, sono riuscito a prendere il mio pezzetto di carta verso mezzogiorno, sono corso in centro, alla stazione degli autobus. Non c&#8217;era pi\u00f9 niente e ho aggredito un giovane tassista. Con le armi affilate di una donna \u00e8 stato un gioco da ragazzi convincerlo a darmi un passaggio. Era solo un&#8217;ora e mezza di viaggio. Arrivammo alle tre. Quando mi avvicinai al posto di frontiera, i due poliziotti mi guardarono in modo strano, come se pensassero: \u201cCosa ci fa lei qui? Avevano chiuso all&#8217;una. Impossibile convincerli.<\/p>\n<p>E ora cosa fare? Non c&#8217;era un solo albergo in tutta la zona. Il pi\u00f9 vicino era ad Amman&#8230; o&#8230; &#8220;al Mar Morto&#8230; Sarebbe un peccato per te andartene da qui senza fare il bagno nelle acque di questo bellissimo mare&#8221;. &#8220;Cosa farai, Muna? Devi aspettare fino a domani. Non puoi passare oggi&#8221;. &#8220;Il Mar Morto \u00e8 molto lontano da qui? \u201cNo, \u00e8 molto vicino\u201d. \u201cPotresti portarmi pi\u00f9 vicino e io rimango l\u00ec?\u201d.<\/p>\n<p>Stavamo attraversando i frutteti lungo le rive del fiume Giordano&#8230; Finch\u00e9, in lontananza, una densa nuvola di aria condensata si lev\u00f2 davanti ai nostri occhi. \u201cEcco il mare\u201d. Dopo poco tempo fummo fermati dalla polizia. O pagavamo la cifra che ci avevano detto o non potevamo proseguire&#8230; Se il manto stradale fosse stato buono, ci si poteva consolare pensando \u201cniente, come i pedaggi del mio paese\u201d, ma la strada era come le capre; la povera macchina continuava a saltare verso l&#8217;infinito a causa delle numerose buche del manto stradale. Volevo pagare e lui non me lo permetteva. Lo fece.<\/p>\n<p>Cominciammo a costeggiare il mare lungo una strada stretta, tra le montagne e la piccola scogliera che stava per cadere in mare. Acque maestose avvolte in una nuvola di ovatta. Irreale. Bellissimo. \u201cDove stiamo andando?\u201d &#8220;Voglio mostrarti il mio posto preferito. E l\u00ec mi port\u00f2. Il caso volle che il giorno prima fossi stata a quelle cascate calde di cui vi parlavo, senza avere la pi\u00f9 pallida idea che il destino mi avrebbe mostrato il giorno dopo proprio quel punto del Mar Morto in cui quelle acque sarebbero confluite.<\/p>\n<p>Siamo stati massaggiati da entrambe le acque: non appena abbiamo nuotato nel mare di sale, non appena siamo usciti per sederci in quelle vasche di rocce e fuoco per desalinizzarci e rilassarci.<\/p>\n<p>Quando il sole si stava dirigendo verso le montagne palestinesi, l\u00ec, dall&#8217;altra parte di questo mare, decidemmo di salire su una piccola scogliera per vederlo da vicino. Fu l\u00ec che, mentre gettava le sue pietre in mare, mi meravigliai della maestosa immobilit\u00e0 con cui l&#8217;acqua gli rispondeva.<\/p>\n<p>Alz\u00f2 il braccio per l&#8217;ennesima volta, la pietra gemette nella sua mano irrigidita, torn\u00f2 indietro e la lanci\u00f2. Riflett\u00e9 per qualche decimo di secondo e disse: \u201cCosa farai adesso?\u201d. Bella domanda.\u00a0 \u201cRester\u00f2 qui a dormire\u201d. &#8220;\u00c8 vietato; devi lasciare le spiagge prima del tramonto. Puoi stare solo in quell&#8217;albergo che abbiamo superato qualche chilometro fa&#8221;. Anche se la mia esperienza con gli alberghi non \u00e8 granch\u00e9, mi \u00e8 bastato contare le cinque stelline al mio passaggio per dedurre che con quel che restava del mio budget difficilmente avrei potuto permettermelo. &#8220;Non l&#8217;hotel. Il silenzio&#8221;. Si accovacci\u00f2 e il suo sguardo si perse all&#8217;orizzonte. Feci lo stesso e mi lasciai trasportare dalla bellezza del sole al tramonto. Tra una percezione e l&#8217;altra la mia mente pensierosa chiese aiuto e poi tacque. Vidi uno dei pi\u00f9 bei tramonti della mia vita.<\/p>\n<p>Si alz\u00f2, alz\u00f2 di nuovo il braccio e, mentre lanciava la pietra, i suoi pensieri mi fluirono sotto forma di parole. \u201cSe vuoi tornare ad Amman, resta a casa mia e domani ti riporter\u00f2 al confine\u201d. Lo guardai e sorrisi.<\/p>\n<p>Entrai in casa sua. Non sapevano chi fossi, n\u00e9 da dove venissi, ma non sembrava importante. La cosa pi\u00f9 importante era che un ospite era entrato in casa sua e bisognava intrattenerlo. Mi sedetti su alcuni cuscini nel cortile. Intorno a me, in cerchio, la sua famiglia: genitori, fratelli, cognati, cognate e tanti, tanti bambini.<\/p>\n<p>Subito mi \u00e8 stato posto davanti un tavolino basso, carico di quelle deliziose prelibatezze arabe. Questo \u00e8 il paradiso dei vegetariani. L&#8217;hummus appena fatto, quella pasta di ceci dalla consistenza a met\u00e0 tra la crema e il pat\u00e9, che si ricopre di olio d&#8217;oliva e si mangia trasformando astutamente un pezzo di pane in un cucchiaio con le mani e intingendolo. Mutabbal e ful, simili ai precedenti, ma fatti rispettivamente di melanzane e fave. Falafel, piccole palline di ceci e prezzemolo, impanate e fritte; a met\u00e0 strada tra crocchette e polpette, ma con un gusto molto particolare. Squisite zucchine e melanzane ripiene di riso. Piattini con olive e spezie di ogni tipo che si mangiano intingendo prima il pane nell&#8217;olio e poi nel piattino corrispondente. Pesante per quelle ore tarde della giornata, ma delizioso.<\/p>\n<p>La sua famiglia era affascinante. Sono tutti palestinesi che vivono qui dalla guerra del &#8217;67. Il padre sembrava un grande patriarca. Suo padre sembrava un grande patriarca, padre di sei figli e sette figlie, un vero \u201cjadsh\u201d. \u201cJadsh\u201d \u00e8 il pi\u00f9 alto titolo socio-religioso che un musulmano pu\u00f2 ricevere e che ottiene dopo un pellegrinaggio alla Mecca. Il padre di Ibrahim aveva gi\u00e0 compiuto due pellegrinaggi alla Mecca, il che lo equiparava a un santo devoto. La madre, che probabilmente non aveva pi\u00f9 di cinquantacinque anni, ne dimostrava circa settanta o settantacinque. \u00c8 il triste destino delle donne musulmane di quella generazione: avere il maggior numero possibile di figli e lavorare cos\u00ec tanto da rendere il loro corpo deforme.<\/p>\n<p>Solo quando ho finito di mangiare osano assaggiare gli avanzi. Grazie al cielo non ho seguito il detto spagnolo \u201cen casa del pobre reventar y que no sobre\u201d, altrimenti poverini. Avevo insistito perch\u00e9 mangiassero con me e, dato che solo la madre aveva un boccone da mangiare, pensavo che gli altri avessero gi\u00e0 mangiato. Non conoscevo l&#8217;usanza araba secondo cui solo l&#8217;ospite e le persone pi\u00f9 anziane della famiglia hanno diritto a mangiare per primi. Gli altri devono aspettare gli avanzi, se ce ne sono ancora.<\/p>\n<p>Ho dormito nella stanza delle ragazze. \u00c8 un sistema pratico. Le stesse stuoie che usano per sedersi durante il giorno sono le loro stuoie per dormire di notte. Basta tirare fuori le coperte da dietro la porta e stenderle sui materassi e in un attimo si fanno quindici letti.<\/p>\n<p>Al mattino, quando stavamo per uscire, la sua nipotina si \u00e8 avvicinata e mi ha messo in mano una piccola borsa. La combinazione di colori era un po&#8217; sgargiante, con rosa, gialli e oro, ma il viso felice e l&#8217;affetto con cui me l&#8217;ha data mi hanno intenerito il cuore. L&#8217;ho presa in braccio e le ho fatto un bel po&#8217; di coccole.<\/p>\n<p>Questa volta il valico di frontiera non era una landa desolata come il giorno prima, ma era pieno zeppo di enormi file di auto.\u00a0 Parcheggiammo l&#8217;auto e proseguimmo a piedi. \u201cAnche se mancano ancora due chilometri al confine, arriveremo prima se camminiamo\u201d. E dopo di lui andai, con il mio bellissimo zaino in spalla. Superammo l&#8217;intera fila di auto in fin di vita, che dall&#8217;aspetto si sarebbe detto fossero in coda davanti a un rottame. Ibrahim parl\u00f2 al poliziotto che teneva la fila e mi fece cenno di seguirlo. Dopo trecento metri di cammino in solitudine, la prima macchina che pass\u00f2 ci ferm\u00f2 e ci port\u00f2 gentilmente al confine.<\/p>\n<p>Il confine era una stazione degli autobus dove si comprava il biglietto, si faceva timbrare il passaporto, si saliva su un autobus e si aspettava. Salutai Ibrahim e mi preparai ad aspettare. Proprio mentre l&#8217;autobus stava per partire, lo vidi tornare indietro di corsa. &#8220;Che succede, ho dimenticato qualcosa? Ho chiesto all&#8217;autista di aprirmi un attimo e sono sceso: \u201cQuesto \u00e8 per te, ho dimenticato di dartelo\u201d. E, proprio come la mattina, mi piant\u00f2 tra le mani un fermaglio per capelli rosa e oro. A dire il vero, non avrei mai pensato che le persone qui fossero cos\u00ec dolci. Ho detto \u201cAlf shokran\u201d (grazie mille) e sono risalita sull&#8217;autobus.<\/p>\n<p>Questo era il passaggio di frontiera del famoso Ponte Re Hussein per i giordani e Allen-by per gli israeliani. La mia mente teatrale lo aveva sempre immaginato come un ponte da film, grande, largo, con poliziotti su entrambi i lati e sotto il quale scorrevano maestose le acque del leggendario fiume Giordano. Invece no. Si saliva sull&#8217;autobus, si percorrevano stradine, compreso un ponticello sgangherato su un piccolo ruscello, e poco dopo si atterrava a un&#8217;altra stazione degli autobus e si era in Israele &#8211; beh, no, in realt\u00e0 si arrivava a un&#8217;altra stazione degli autobus nella Palestina occupata da Israele, non in Israele.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1><span class=\"ez-toc-section\" id=\"vi_il_mare_santo\"><\/span><strong>VI. Il Mare Santo<\/strong><span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h1>\n<p>Vi ricordate quanti esseri di luce, sia arabi che ebrei, hanno abitato queste terre semitiche nella notte dei tempi? Quando il mondo viveva ancora nelle caverne, in queste terre semitiche (e intendo queste terre semitiche in senso lato&#8230; dal Mediterraneo all&#8217;Oceano Indiano) la luce brillava splendidamente. A volte gioco a ricordare come si viveva un tempo. La vita era pi\u00f9 rilassata di adesso, pi\u00f9 armoniosa, ma c&#8217;erano ancora tempi duri. Sebbene Ibrahim, il nostro grande patriarca Abramo, fosse senza dubbio un essere di luce, ricordo che piansi molto quando condusse sua moglie Agar e il loro figlio Ismaele nel deserto. Temevo che non sarebbero sopravvissuti. Grazie al cielo ne uscirono e Hagar pot\u00e9 diventare la nonna del popolo arabo.<\/p>\n<p>Un altro ricordo che mi solletica la mente \u00e8 quello dei tempi successivi, quando facevamo parte degli Esseni. Incontrai un uomo meraviglioso di nome Aisa, il nostro venerato Ges\u00f9, che si distinse subito per l&#8217;immensa purezza della sua aura. Un altro essere di luce.<\/p>\n<p>Mi \u00e8 sembrato strano essere di nuovo qui, dopo tanti secoli in cui ho visitato queste regioni solo con i miei ricordi. \u00c8 cambiato cos\u00ec tanto! Dal cielo non si vedono pi\u00f9 tende beduine ovunque, ma macchie di stoffe colorate. Alcune bianche e blu, altre bianche, nere, rosse e verdi. Le prime sembrano bandiere israeliane, le seconde bandiere palestinesi.<\/p>\n<p>In effetti, solo dopo aver lasciato il valico di frontiera israeliano, la stazione degli autobus, \u00e8 iniziata una serie di posti di blocco della polizia, con le loro insegne multicolori, tutti in mezzo a strade deserte e delimitate dal nulla. Prima un posto di blocco israeliano, poi uno palestinese. Dopo poco tempo abbiamo attraversato un piccolo villaggio pieno zeppo di bandiere palestinesi e palme. La cosa cominciava a darmi fastidio e ho chiesto: \u201cDove siamo? \u201cAd Arija\u201d. &#8220;Arija, Arija&#8230; mmmm&#8230;. Ah, certo, Gerico. Stiamo attraversando la capitale del territorio recentemente dichiarato di giurisdizione palestinese&#8221;. Ho comunicato la mia scoperta ai turisti che viaggiavano con me, che avevano sul volto la stessa espressione di confusione e allucinazione che avevo io pochi istanti prima, ed erano molto contenti. Dopo poco, un&#8217;altra bancarella palestinese e poi un&#8217;altra israeliana. Ora non ho nemmeno chiesto, ho solo spiegato alle persone che stavamo entrando di nuovo in Israele. &#8220;Addio, Gerico, piccolo pezzo della mia terra palestinese!<\/p>\n<p>In un batter d&#8217;occhio eravamo a <strong>Quds<\/strong>, la Citt\u00e0 Santa, <strong>Gerusalemme<\/strong>. \u00c8 una citt\u00e0 su cui non avevo mai fantasticato prima e forse per questo mi ha colpito cos\u00ec tanto. Proviamo a ricostruire la mia esperienza. Prendetemi per mano e lasciatevi andare. Avete appena lasciato Gerico e state inciampando in macchina in mezzo a una folla di persone in strade strette in cui passa a malapena una carrozza&#8230; piene di arabi che vendono, comprano, si siedono sui marciapiedi, parlano all&#8217;ingresso delle botteghe&#8230; le donne nei loro abiti lunghi e gli uomini nei loro djellabas&#8230; tutti coperti fino ai denti in piena estate&#8230; \u201cDove sono?\u201d. \u201cA Quds, a Gerusalemme\u201d, rispondono. La mente si interroga se non si tratti della stessa citt\u00e0 che gli israeliani rivendicano come capitale. &#8220;Ebrei? Ma \u00e8 la citt\u00e0 pi\u00f9 araba che abbia mai visto. Non pu\u00f2 essere. Devo sognare. &#8220;Non stai sognando. Aspetta, non hai ancora visto il meglio&#8221;.<\/p>\n<p>All&#8217;improvviso, giardini verdi pieni di fiori e palme si estendono davanti a voi e al di l\u00e0 di essi mura bianche. Puoi gi\u00e0 guardare a destra o a sinistra, le pareti toccano l&#8217;infinito. Trasudano un&#8217;armonia ineffabile. Le loro pietre competono in ricchezza pittorica con le nuvole del cielo. Sembrano far parte di un complicato equilibrio di rettangoli perfetti&#8230; Sospese nell&#8217;aria da fili sottili, ognuna sembra avere un posto prestabilito in questo concerto di simmetrie. E si pu\u00f2 camminare lungo le loro gonne e non trovare una sola macchia, n\u00e9 una sola piega. Raso di costante lucentezza, interrotto solo dalla maestosa incisione di sette porte. I sette ingressi alla citt\u00e0 sacra.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 splendida di tutte, se tra cose ugualmente belle si pu\u00f2 scegliere una vincitrice, \u00e8 la Bab Alamut o Porta di Damasco. &#8220;Quando si passa sotto di essa, stretti tra gli esseri umani, e si entra nella citt\u00e0 con le sue strade strette fiancheggiate da negozi e bancarelle su entrambi i lati, con le sue case basse e imbiancate a calce&#8230; non si ha la sensazione di essere entrati in un paese dei balocchi? Tanta frenesia di venditori ambulanti e di gente che si affanna, tanta frutta colorata, verdura, dolci, caramelle e altre merci vi assorbe&#8230; e assorbiti come siete, \u00e8 facile inciampare in un gradino e inciampare, quindi fate attenzione. In questa Citt\u00e0 dei Passi non ci sono automobili n\u00e9 modernit\u00e0. Il tempo non corre&#8230; L&#8217;anima, invece, vola&#8221;.<\/p>\n<p>Vivere qui pu\u00f2 essere un paradiso o un inferno, a seconda di chi si \u00e8. Lasciate che ve lo racconti. Tra queste mura medievali convivono molte religioni e razze diverse. Per cominciare, la citt\u00e0 \u00e8 divisa in due parti, come lo era Berlino, la capitale della Germania, nel periodo tra la Seconda Guerra Mondiale e la caduta del comunismo, cos\u00ec come Quds \u00e8 divisa in quattro parti: una cristiana, una musulmana, una armena e una ebraica. Per continuare, passeggiando per le sue strade notate dove c&#8217;\u00e8 odore di denaro e dove di povert\u00e0? Spesso le case nella zona musulmana vengono fatte saltare in aria come per magia e il giorno dopo c&#8217;\u00e8 un ebreo alla porta che vuole comprare la casa: un modo spregevole di ricomprare la citt\u00e0, non credete? Vorrei essere pi\u00f9 imparziale e dire cose meravigliose sugli ebrei, ma&#8230; purtroppo ho passato tre giorni a camminare per questa bellissima citt\u00e0 e a parlare con la sua gente&#8230; e per molti arabi \u00e8 diventata lentamente un inferno.<\/p>\n<p>E pensare che sono due popoli cos\u00ec simili, le cui lingue provengono da una madre comune, eppure provano un tale odio reciproco che si insinua nel corpo a ogni boccata d&#8217;aria! \u00c8 triste che entrambi i popoli abbiano dentro di s\u00e9 la stessa predisposizione all&#8217;odio.<\/p>\n<p>Nemmeno pregare davanti allo stesso muro li ha avvicinati. Se, quando preghiamo, scagliamo frecce dal nostro cuore verso il cielo e le puntiamo verso le divinit\u00e0, che in teoria sono amore, allora le scie lasciate dalle frecce dovrebbero essere vibranti scie d&#8217;amore. Eppure, pur pregando allo stesso muro lo stesso Dio (perch\u00e9 lo Yahweh ebraico \u00e8 lo stesso Dio dell&#8217;Allah musulmano e del Dio cristiano), le loro frecce sembrano pietre pesanti che si evitano, che lottano per non incrociarsi, che&#8230;. Perch\u00e9 lo fanno? Perch\u00e9 in questa bella Terra, quella della Palestina storica, la Storia, la Storia con la maiuscola, \u00e8 stata stravolta per privarla della sua giustizia&#8230; Si spera che, se prima si ristabilisce la giustizia storica, lo stesso Dio di tutte queste religioni sorelle riesca finalmente a unirle, e non sia un&#8217;altra causa di discordia tra loro.<\/p>\n<p>Alcuni, gli ebrei, sostengono che il muro davanti al quale pregano o, a quanto pare, davanti al quale piangono (perch\u00e9 vi stanno accanto, ondeggiando avanti e indietro, mentre vi sbattono la testa in segno di penitenza) sia l&#8217;ultimo residuo di quello che, secondo gli ebrei, era il tempio di re Salomone.<\/p>\n<p>Ma, da un lato, questa povera citt\u00e0 \u00e8 stata rasa al suolo due volte da allora &#8211; dal siriano Tiglathphalasar e dal romano Tito &#8211; e assediata e ferita a morte in innumerevoli altre occasioni. Come possiamo credere che questo pezzo di muro sia quello originale! Perch\u00e9 difenderlo fino alla morte? Un gruppo di pietre vale pi\u00f9 della vita di esseri umani? Ma&#8230; e, d&#8217;altra parte, niente (in termini di scavi archeologici) e nessuno \u00e8 stato in grado di dimostrare, con prove inconfutabili alla mano, che Salomone sia realmente vissuto l\u00ec&#8230; Personalmente do pi\u00f9 credibilit\u00e0 alla tesi che Salomone sia vissuto (e l&#8217;Antico Testamento si sia svolto) ad Asir, l&#8217;odierna Arabia Saudita.<\/p>\n<p>Gli altri, i musulmani, controllano la Moschea della Roccia, con la sua bella cupola dorata, circondata da giardini, grande la met\u00e0 dell&#8217;antica Gerusalemme, e murata. Uno di questi muri si appoggia al Muro del Pianto, eppure sembra che i loro lamenti si schivino a vicenda, per non incontrarsi mai. I musulmani sostengono che questa bellissima moschea, costruita da Abu al-Malik nel 691, sorge sulla pietra da cui Maometto sal\u00ec al cielo. Quindi, dopo La Mecca e Medina, questo \u00e8 il terzo luogo santo dell&#8217;Islam.<\/p>\n<p>Ma, attenzione, Maometto mor\u00ec nell&#8217;attuale Arabia Saudita nel 632&#8230; molto lontano da Quds. E come si spiega che abbia fatto tutta questa strada per ascendere al cielo? Un po&#8217; una deviazione, no? Non so chi abbia il sopravvento in fatto di inventiva, gli ebrei o i musulmani?<\/p>\n<p>Ma aspettate, non vi ho ancora detto la parte migliore. Nella parte cristiana della citt\u00e0, tutte nello stesso stile di belle case basse, a uno o due piani, dipinte di bianco, si trova la Chiesa del Santo Sepolcro. \u00c8 un&#8217;altra testimonianza di ci\u00f2 che l&#8217;immaginazione umana pu\u00f2 creare, non solo per la mescolanza di religioni, ognuna delle quali rivendica la propria superiorit\u00e0, dai greco-ortodossi, agli armeni, ai siro-ortodossi, ai cattolici, ai padri francescani, ognuno con i suoi diversi abiti e tonache, che segnano il suo speciale tocco di distinzione&#8230; ma anche per la sua architettura unica.<\/p>\n<p>Entrando sulla destra si trovano le scale che portano al primo piano, che si dice sia stato costruito sul Monte Calvario. \u00c8 persino possibile infilare la mano in un foro e toccare una vena della roccia originale.<\/p>\n<p>Se si scende ancora, si torna all&#8217;ingresso e da l\u00ec si gira a sinistra, si arriva a una grande stanza circolare, al centro della quale si trova una tomba. Si dice che la posizione di questa tomba coincida con il luogo in cui fu sepolto Ges\u00f9. Se ricordate cosa dice la Bibbia, lo portarono gi\u00f9 dalla croce sul monte e lo misero in una grotta-sepolcro ai piedi della collina successiva. Conclusione: hanno costruito la Chiesa su entrambi i colli, lucidando le montagne quando erano d&#8217;intralcio e lasciandole quando era interessante per la memoria affidabile dei posteri.<\/p>\n<p>Altre domande che trovo sorprendenti: come facciamo a sapere quali montagne erano e dove si trovavano? Perch\u00e9 caricarle e costruire al loro posto un tempio cos\u00ec artificiale, dove ogni culto vende le proprie credenze come le vere e uniche? Non fu forse Ges\u00f9 che, si dice, cacci\u00f2 i mercanti dal tempio, dicendo che nella casa di suo padre non c&#8217;era commercio?<\/p>\n<p>Non dubito che Salomone, Maometto o Ges\u00f9 fossero esseri di luce, esseri meravigliosi, unti dalla luce divina di Dio, ma il mio cuore scoppia quando vedo che gli uomini sono incapaci di considerarsi figli dello stesso Dio e combattono fino alla morte per difendere la propria fetta di realt\u00e0. Come se la loro visione del mondo fosse l&#8217;unica vera&#8230; Quando alla fine solo l&#8217;umanit\u00e0 intera pu\u00f2 percepire la totalit\u00e0 della divinit\u00e0&#8230; Il vostro pezzetto di divinit\u00e0, pi\u00f9 il mio, pi\u00f9 quello dell&#8217;altro, pi\u00f9 quello dell&#8217;altro ancora, sia esso cristiano, ebreo, musulmano, ateo o agnostico (come me); solo la somma di tutti questi pezzetti pu\u00f2 mostrarci il vero volto di Dio.<\/p>\n<p>Rilassate le membra&#8230; fate un respiro profondo&#8230; immaginate un fumo azzurro che entra dalla pianta dei piedi e che, a ogni respiro, sale gradualmente attraverso il vostro corpo, purificandolo e rimuovendo ogni tensione presente&#8230; Quando avrete purificato tutto il corpo, cercate di mantenere la sensazione di essere avvolti da una bolla blu&#8230;<\/p>\n<p>Ora concentratevi&#8230; La concentrazione \u00e8 l&#8217;unico strumento che abbiamo a disposizione per rilassare la mente&#8230; Ancorate la barca dei vostri pensieri al cuore&#8230; Ascoltate e sentite il battito del vostro cuore fino a fondervi con esso&#8230; Tieni la mente ancorata l\u00ec, non lasciarla andare alla deriva; se dovesse naufragare, riportala a galla&#8230;.<\/p>\n<p>Una volta che abbiamo liberato il nostro essere dalle tensioni del corpo e dalle peregrinazioni della mente, ed entrambi sono a riposo, possiamo provare a lasciare che la nostra anima lasci il corpo alla ricerca dell&#8217;Infinito&#8230;. Meditiamo, allora&#8230;<\/p>\n<p>Siete arrivati a unirvi a Dio nella vostra meditazione? E che ti ha sussurrato teneramente all&#8217;orecchio che \u00e8 possibile unirsi a lui ovunque tu sia sulla faccia di questa terra. Dio, il Sacro, il Divino, la Madre Terra o Pachamama, l&#8217;Ineffabile, non sono solo in quella Chiesa o presso quel Muro, sono prima di tutto nell&#8217;anima di ogni essere umano ed \u00e8 l\u00ec che dobbiamo imparare a cercare la loro presenza.<\/p>\n<p>Vieni, dammi ancora la mano, voliamo. Ora che ci stiamo alzando sopra i tetti di Quds si possono vedere chiaramente i suoi bellissimi edifici monocromatici&#8230;. Il bianco \u00e8 il re di questa citt\u00e0. Notate come le mura di questa citt\u00e0 formino un cerchio quasi perfetto? A nord si trova la porta da cui siamo entrati, la Bab Alamut. Girando in senso orario, ai piedi delle mura orientali si trovano le pendici del Monte degli Ulivi?<\/p>\n<p>Non \u00e8 bellissima la vista da qui, con l&#8217;esultanza della cupola dorata della Moschea della Roccia in primo piano e dietro di essa il resto della citt\u00e0&#8230; una miriade di punti bianchi&#8230; Avete visto quanti ulivi ci sono? Si dice che Ges\u00f9 abbia trascorso le sue ultime ore prima di essere giustiziato accanto a questo.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 meglio, da quass\u00f9 la vista \u00e8 molto pi\u00f9 fresca. Vedete quell&#8217;enorme strada che costeggia la parte occidentale delle mura e prosegue dritta fino a perdersi all&#8217;orizzonte? \u00c8 la cosiddetta Linea Verde, la linea che, come il Muro di Berlino di cui ho parlato prima, separava i buoni dai cattivi. A destra, la parte palestinese; a sinistra, la parte israeliana. Da quando, nel 1980, Israele ha dichiarato Gerusalemme capitale del suo Stato e ha annesso Quds, Gerusalemme Est (un&#8217;annessione che ha violato e continua a violare il diritto internazionale), questa separazione fisica non esiste pi\u00f9.<\/p>\n<p>Tuttavia, sembrano ancora mondi separati. Sebbene tutte le insegne siano ora scritte in ebraico, anche nella parte musulmana, l&#8217;intera Gerusalemme Est, tutte quelle stradine che attraversiamo entrando in citt\u00e0 e che circondano il complesso murario, sono inconfondibilmente arabe. Gerusalemme Ovest, la parte israeliana, pur essendo essa stessa un mare di contrasti, soprattutto al calar della sera, conserva sempre l&#8217;inconfondibile tocco di sobriet\u00e0 ebraica.<\/p>\n<p>Con i primi raggi scuri della notte, Gerusalemme Est si spegne; le sue strade diventano mari di nero, mentre Gerusalemme Ovest comincia a rivivere. Nel centro, tutte le vie dello shopping sono illuminate. Accanto al centro, nel Russian Compound, il quartiere della vita notturna della citt\u00e0, si radunano grandi folle di giovani. Come in qualsiasi altra zona di festa dell&#8217;Occidente, solo che sono vestiti in modo cos\u00ec stravagante da far pensare di essere a carnevale.<\/p>\n<p>In un&#8217;altra zona della citt\u00e0, anch&#8217;essa molto vicina al centro, si trova Mea Sharim, il quartiere ebraico ortodosso. \u00c8 uno spettacolo passeggiare per le sue strade al tramonto. Sono piene di uomini, tutti vestiti di nero, con i loro cappelli neri a forma di conca e quelle due ciocche di capelli che scendono a coprire entrambe le orecchie&#8230; E le loro donne, completamente coperte&#8230; Devono persino indossare le calze in piena estate&#8230; \u00c8 impressionante&#8230; Sembrano fantasmi nella notte.<\/p>\n<p>Quanto \u00e8 difficile conciliare due mondi apparentemente inconciliabili, soprattutto quando in Occidente ci sono cos\u00ec tanti interessi acquisiti che questi due mondi non si concilieranno mai&#8230; e quanto sarebbe facile conciliarli con l&#8217;amore nel cuore e la legalit\u00e0 internazionale e la giustizia storica nella mente!<\/p>\n<p>La Cisgiordania \u00e8 chiamata in arabo Daffa algarba: la Cisgiordania. Questa terra sulla sponda occidentale del fiume Giordano si estende in un altopiano fino a circa quaranta chilometri dal mare, dove degrada dolcemente verso il basso. Quds\/Gerusalemme sembra una goccia che penetra in questo altopiano.<\/p>\n<p>Una mattina ho deciso di visitare Betlemme, in arabo Baitallahem, un nome che significa Casa del Pane, una piccola e bella citt\u00e0 palestinese situata sulla cima e sul pendio di una montagna a pochi chilometri a sud di Quds\/Gerusalemme e parte della Cisgiordania occupata. Una cittadina affascinante, con le sue case imbiancate a calce e la grande chiesa che svetta su tutti i tetti. Sulla via del ritorno a Quds\/Gerusalemme, posto di blocco della polizia sulla strada. Inevitabile l&#8217;ispezione di ogni veicolo e di ogni persona.<\/p>\n<p>Nel pomeriggio mi sono diretto a nord, verso la Cisgiordania. Appena lasciata Gerusalemme, inizia la salita. A ogni curva della strada la vista diventa pi\u00f9 spettacolare&#8230;. Ai piedi di una pietra preziosa che sfuma nei colori del pomeriggio fino a diventare un puntino nell&#8217;infinito. La strada serpeggiava lungo l&#8217;altopiano della Cisgiordania fino a raggiungere Ramallah, un&#8217;altra bellissima citt\u00e0 palestinese, tutta imbiancata di bianco.<\/p>\n<p>Mi chiedo perch\u00e9 si chiami Ramallah, o perch\u00e9 sia lo stesso: Dio si \u00e8 inchinato. Forse perch\u00e9 si trova sul bordo dell&#8217;altopiano e davanti ad esso la terra si prostra, si piega e si protende verso il mare. Nelle serate limpide, se si guarda a ovest dalle sue colline, si possono vedere macchie di mare attraverso la foschia.<\/p>\n<p>Ramallah \u00e8 il centro politico e accademico palestinese e ospita molte famiglie palestinesi consolidate, ma anche molti che vivono all&#8217;estero e la usano solo come residenza estiva. In questa piccola citt\u00e0 sperduta della Cisgiordania ho visto i palazzi pi\u00f9 lussuosi che abbia mai visto in vita mia e ho incontrato una coppia di palestinesi, nella cui casa ho soggiornato, che \u00e8 una delle persone pi\u00f9 deliziose che questa terra mi abbia dato. Con quanta tenerezza mi ha trattato! Sembrava che fossimo diventate anime gemelle nel giro di poche ore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1><span class=\"ez-toc-section\" id=\"vii_i_fiori_del_mediterraneo\"><\/span><strong>VII. I fiori del Mediterraneo<\/strong><span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h1>\n<p>Se dalle colline di Ramallah facciamo un salto nel vuoto con un palo di gomma verso il mare, approdiamo sulle sue rive in un mare di contrasti. Mi riferisco a Tel Aviv e Jaffa, affiancate sulle rive del Mediterraneo. <strong>Tel Aviv<\/strong>, l&#8217;unica capitale di Israele riconosciuta ancora oggi da quasi tutta la comunit\u00e0 internazionale, una citt\u00e0 moderna, con i suoi edifici a pi\u00f9 piani, i suoi centri commerciali, i suoi buoni ristoranti, marcia parallelamente a una lunga spiaggia. Giaffa, l&#8217;antica citt\u00e0 portuale palestinese, con le sue basse case imbiancate a calce su una collina sopra il porto, sembra un gancio d&#8217;argento che si protende nel mare.<\/p>\n<p>La zona di <strong>Jaffa<\/strong> che si affaccia su Israele \u00e8 diventata un ricercato quartiere boh\u00e9mien dove la cr\u00e8me de la cr\u00e8me degli artisti ebrei si \u00e8 rifugiata per trovare ispirazione. La vista \u00e8 cos\u00ec bella che sicuramente la troveranno. Ma d&#8217;altra parte&#8230; Quante famiglie palestinesi avete conosciuto che sono state espulse da qui e relegate nei campi profughi e per le quali questo panorama rimarr\u00e0 per sempre quel gancio arrugginito con cui si pungeranno ogni volta che oseranno aprire il loro bagagliaio di ricordi!<\/p>\n<p>Per arrivare a <strong>Gaza<\/strong> dovevo tornare a Gerusalemme e da l\u00ec andai con l&#8217;auto ufficiale dell&#8217;ambasciata spagnola, con le bandiere e tutto il resto, e con le auto della polizia che ci aprivano la strada. Il console era un mio amico e, approfittando del fatto che doveva visitare Arafat, mi ha portato l\u00ec. Ma visto che siamo a Jaffa sul mare, per non farvi fare una deviazione, immaginate di sedervi su un&#8217;onda e che le acque ci portino gi\u00f9 verso il mare fino a depositarci con cura sulla sabbia immacolata delle bellissime spiagge di Gaza.<\/p>\n<p>Sapete che ho visto il mondo, ma non credo di aver mai visto spiagge cos\u00ec belle. Tra il fatto che a causa delle loro tradizioni (e a Gaza sono estremamente attaccati alle loro tradizioni) non fanno il bagno e che a causa dell&#8217;Intifada non hanno potuto mettere piede in spiaggia per anni, la loro sabbia \u00e8 oro puro &#8211; crescono persino fiori in mezzo alla sabbia!<\/p>\n<p>La Striscia di Gaza, Kitaa Gazza, \u00e8 un piccolo territorio lungo circa quaranta chilometri e largo dodici, verde e fiorito come la Vega Baja di Alicante. Le sue tre citt\u00e0, tutte e tre confinanti con il mare, sono da nord a sud: la capitale Gaza, Khan Younis e Rafah, che confina con il Sinai egiziano (il cerchio si sta gradualmente chiudendo), anche se la Striscia stessa \u00e8 divisa in cinque governatorati (Gaza Nord, Gaza, Deir el-Balah, Khan Younis e Rafah).<\/p>\n<p>\u00c8 curioso che, in linea di principio, sia uno dei luoghi pi\u00f9 densamente popolati del pianeta (quasi 2.000 abitanti per chilometro quadrato), eppure quando si cammina lungo le sue strade gli occhi percepiscono solo campi irrigati, frutteti e serre. &#8220;E gli esseri umani, dove sono? Ammassati nei campi profughi. A nord della capitale Gaza ce ne sono due: Shati, costiero, sul mare, e Jabalia, montuoso, nell&#8217;entroterra; a Khan Younis un altro enorme, immenso; e Rafah \u00e8 stato fin dall&#8217;inizio, da quando \u00e8 stato creato nel 1949 per occuparsi dei 41.000 rifugiati della prima guerra arabo-israeliana, un campo profughi.<\/p>\n<p>A Khan Younis ho vissuto per un po&#8217; di tempo con Ismail Elfaqawi, un caro amico che ho conosciuto nel 1992 mentre io ero al quinto anno di economia e lui stava facendo un master in letteratura inglese, il tutto a Edimburgo, in Scozia. E in quell&#8217;anno in cui Ismail era lontano da casa, la sua esuberante moglie, Um Wisam, si \u00e8 occupata degli otto figli di questa meravigliosa famiglia: Hanan, la maggiore, che aveva quasi la mia et\u00e0; Wisam; Afaf; Meisoon; Mahmoud; Sharaf; Muhammed; e la piccola Rajaa.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile capire come quasi tutte le famiglie con otto, dieci e dodici figli vivano in piccole case con due stanze, soggiorno e cucina. Il lusso occidentale di una stanza per ogni figlio o figlia \u00e8 impensabile qui. L&#8217;Intifada ha costruito un gigantesco muro di cemento e silenzio intorno a Gaza. Sette anni di isolamento sono serviti a costringere le persone che vi abitano a cercare i chiodi, per quanto caldi, a cui aggrapparsi per sopravvivere. E quale rifugio c&#8217;\u00e8 per gli esseri umani quando la vita \u00e8 soffocante se non Dio! La cosa triste \u00e8 che questi poveri esseri che nella loro disperata ricerca di Dio sono stati manipolati dall&#8217;establishment religioso. La legge islamica \u00e8 tornata a Gaza e con essa il fanatismo nella sua forma pi\u00f9 virulenta. Mentre otto anni fa le donne potevano vestirsi come volevano, oggi \u00e8 tornato l&#8217;inferno. Anche se indossavo un velo e una gonna lunga fino alle caviglie, sono stata lapidata verbalmente fino allo sconcerto solo per aver indossato la mia camicia lunga fino al gomito.<\/p>\n<p>Ma questo non mi ha impedito di essere tremendamente felice del tempo trascorso con la grande famiglia Elfaqawi. Siamo persino andati in spiaggia con Hanan e gli ho insegnato lo yoga&#8230; Che intensa sensazione di felicit\u00e0 completa quando si unisce il benessere del corpo attraverso lo yoga con il benessere dell&#8217;anima attraverso una bella amicizia e paesaggi meravigliosi!<\/p>\n<p>Io, nonostante tutti i dolori e nonostante il fatto che l&#8217;Occidente abbia investito miliardi per stroncare sul nascere i movimenti arabi democratici e abbia alimentato sia l&#8217;estremismo islamico che i regimi, sia monarchici che repubblicani, corrotti e molto poco democratici, io, rigorosamente, continuo a dire al mondo che il popolo arabo ha la luce nell&#8217;anima&#8230;.<\/p>\n<p>Ho conosciuto tante persone meravigliose, capaci di dare tanto, di condividere la loro ultima crosta di pane senza chiedere nulla in cambio, di aprirti le porte della loro casa e le imposte della loro anima con totale sincerit\u00e0, pronte a dare tutto per uno sconosciuto, e a dare tutto per te quando sei gi\u00e0 loro amico, un&#8217;amicizia che avanza rapidamente e con basi solide? Allo stesso modo, e contrariamente all&#8217;opinione generale, ho incontrato molte persone colte, dotate di un&#8217;infinita lucidit\u00e0 mentale e capaci di esporre i mali della loro societ\u00e0 e le loro cause con totale obiettivit\u00e0&#8230; Ho sentito la mia anima vibrare di una felicit\u00e0 sconfinata&#8230;. E, anche se ho voluto lasciarvi i miei sorrisi, i miei pensieri pieni di amore e di enorme affetto, credo di aver portato con me molto di pi\u00f9 di quello che vi ho dato.<\/p>\n<p>Come vi ho detto, il cerchio si sta chiudendo. Dopo aver convinto le guardie di frontiera di Raffah, che non volevano farmi entrare in Egitto perch\u00e9 non avevo il visto, ho costeggiato il mare, con i suoi fantastici palmeti, fino ad attraversare il Canale di Suez in traghetto e ad arrivare ad Alkahira. La profezia si \u00e8 avverata.<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p>L&#8217;aereo si stava lentamente alzando sopra il Cairo. Il sole di mezzogiorno splendeva luminoso nel cielo. All&#8217;inizio era visibile solo il cemento della citt\u00e0. A poco a poco si intravedeva il verde frutteto dell&#8217;estuario del Nilo, l&#8217;ultimo tratto di quella sottile striscia di verde che accompagna il fiume lungo tutto il suo corso. Tutto era a macchie di colore: le macchie blu del mare, le macchie verdi dei frutteti e, oltre a queste, il nulla, un infinito nulla ocra.<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storia di un viaggio che ho fatto in Medio Oriente (Egitto, Giordania, Palestina e Israele) nel 1994.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":18102,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[251],"tags":[],"class_list":["post-15320","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-monracconti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15320","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15320"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15320\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/18102"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15320"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15320"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/mongonzalez.es\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15320"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}