In occasione della Giornata internazionale del libro, il Centro sociale per anziani (CSM) di Londra mi ha invitato nuovamente nel 2011 a tenere una conferenza. Quell’anno ho parlato di Gabriela Mistral, la grande poetessa cilena, che iniziò la sua carriera come insegnante, poi divenne diplomatica, nel 1945 ottenne il Premio Nobel per la Letteratura per la sua poesia, e fu una donna di enorme sensibilità sotto ogni aspetto.
Di seguito riporto il testo della mia conferenza, che puoi anche scaricare qui in formato PDF.
Quell’anno è stato il primo in cui l’evento è stato registrato anche in video e lo carico qui (parte 1, parte 2 e parte 3).
Gabriela Mistral: Una donna che amò
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GABRIELA MISTRAL: UNA DONNA CHE AMÒ
Omaggio ad Artur Nils Lundkvist,
Laura Rodig, Palma Guillén e Doris Dana
1. INTRODUZIONE
Gabriela Mistral è stata la prima donna a cui la storia ha conferito il Premio Nobel per la Letteratura per la sua poesia, precisamente nel 1945, e la prima persona iberoamericana a ricevere tale riconoscimento.
Questo omaggio a Gabriela Mistral è suddiviso in quattro parti (Gabriela insegnante, Gabriela diplomatica, Gabriela poetessa e la sua eredità) in cui si cercherà di concentrare l’attenzione solo su una parte della sua produzione poetica: quella della Gabriela che ha amato e, tangenzialmente, della Gabriela mistica moderna.
2. SVILUPPO
2.1. Gabriela insegnante: amava i bambini e le bambine a cui insegnava e per il cui futuro meno infausto lottava
Gabriela Mistral è lo pseudonimo letterario di una donna nata con il nome di Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayata. Uno pseudonimo che prese da uno scrittore che lei adorava: Frédéric Mistral, scrittore del sud della Francia; vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1904; e uomo di estrema sensibilità e appassionata lotta politico-linguistica per dare dignità alla sua lingua, l’occitano.
Gabriela nacque a Vicuña, nella provincia di Elqui, nella regione di Coquimbo, all’incirca al centro della lunga striscia che è il Cile, il 7 aprile 1889. A Vicuña esiste ancora oggi un museo nella casa in cui nacque.
Gabriela iniziò a lavorare come assistente insegnante all’età di 16 anni, nel 1904, presso la Scuola della Compañía Baja a La Serena. Dal 1908 lavorò come maestra nella località di La Cantera e successivamente a Los Cerrillos, sulla strada per Ovalle. E fu maestra, nonostante non avesse studiato, poiché non aveva i soldi per farlo. Fu un’altra autodidatta, come Miguel Hernández.
Successivamente, nel 1910, all’età di 22 anni, fece riconoscere le sue competenze presso la Scuola Normale n. 1 di Santiago e ottenne il titolo ufficiale di Insegnante di Stato, che le permise di insegnare nella scuola secondaria. Questo le costò l’ostilità dei suoi colleghi, poiché aveva ottenuto tale titolo grazie al riconoscimento delle sue conoscenze ed esperienze, senza aver frequentato l’Istituto Pedagogico dell’Università del Cile. Gabriela iniziò ben presto a suscitare invidia negli ambienti pedagogici e maschilisti che la circondavano. E nessuno come lei ha sintetizzato i comandamenti a cui devono attenersi gli insegnanti, come fece Gabriela nel suo «Decalogo dell’insegnante».
DECALOGO DELL’INSEGNANTE
AMA: Se non sai amare profondamente, non insegnare ai bambini
SEMPLIFICA: Sapere significa semplificare senza togliere l’essenza.
INSISTI: Ripeti, come la natura ripete le specie fino a raggiungere la perfezione.
INSEGNA: Con l’intento di creare bellezza, perché la bellezza è madre.
MAESTRO: Sii appassionato. Per accendere le lampade devi portare il fuoco nel tuo cuore.
Ravviva la tua lezione. Ogni lezione deve essere viva come un essere vivente.
CULTIVATI: per dare, bisogna avere molto.
RICORDA: il tuo mestiere non è una merce, è un servizio divino.
PRIMA di tenere la tua lezione quotidiana, verifica che il tuo cuore sia puro.
RIFLETTI: sul fatto che Dio ti ha incaricato di creare il mondo di domani.
Gabriela visse e insegnò in tutto il Cile, da Antofagasta, all’estremo nord, fino al porto di Punta Arenas all’estremo sud, dove diresse il suo primo liceo e diede nuovo slancio alla vita della città. Nel 1921, all’età di 32 anni – la stessa età in cui Miguel Hernández morì in una prigione franchista di Alicante – Gabriela Mistral aspirava a una nuova sfida, dopo aver diretto due licei di pessima qualità. Si presentò al concorso e vinse il prestigioso posto di direttrice del Liceo n. 6 di Santiago, ma i docenti non la accolsero bene, rimproverandole la mancanza di studi professionali.
Forse proprio il fatto di essere incompresa e disprezzata dagli uomini invidiosi che la circondavano fu ciò che spinse definitivamente Gabriela a lasciarsi alle spalle il suo amato Cile natale, diventando una stimata educatrice oltre i confini del Cile. E così, il 23 giugno 1922, Gabriela Mistral salpò alla volta del Messico a bordo del piroscafo Orcoma, su invito dell’allora ministro dell’Istruzione messicano, José Vasconcelos. Lì rimase per quasi due anni, lavorando con gli intellettuali più illustri del mondo di lingua spagnola di quel periodo. Da lì si recò in altri paesi dell’America Latina, come la Repubblica Dominicana, Cuba o il Nicaragua, negli Stati Uniti e in Europa, studiando le scuole e i metodi educativi di questi paesi.
2.2. Gabriela la diplomatica
Questi viaggi come «Maestra del Mondo e Per il Mondo» li alternò ai suoi primi passi nella diplomazia. Così, a metà degli anni ’20, dopo un tour negli Stati Uniti e in Europa, tornò in Cile, dove la situazione politica era talmente tesa che fu costretta a partire di nuovo, questa volta per prestare servizio in Europa come segretaria di una delle sezioni della Società delle Nazioni nel 1926. Nello stesso anno ricoprì la carica di segretaria dell’Istituto di Cooperazione Internazionale della Società delle Nazioni, a Ginevra.
Nel 1933 Gabriela Mistral iniziò formalmente la sua carriera diplomatica e lavorò, per un periodo di vent’anni, come consolare del Cile in diverse città dell’Europa e dell’America, una dopo l’altra. Dietro questa fase, almeno nei suoi inizi, si intravede la mano amica di Pedro Aguirre Cerda, che in origine era stato suo insegnante, laureato in Cile e con un dottorato alla Sorbona; che Gabriela conobbe nel 1916; a cui Gabriela dedicò la sua raccolta di poesie “Desolación”; che Gabriela ispirò a scrivere il “Problema Agrario” (1929), libro a lei dedicato; che nel 1930 era tornato definitivamente in Cile dall’esilio ; e che fu presidente del Cile tra il 1938 e il 1944.
Gabriela Mistral iniziò la sua carriera diplomatica come console a Madrid tra il luglio 1933 e l’ottobre 1935. Successivamente, nell’ottobre 1935, fu nominata console a Lisbona fino al maggio 1936, quando fu trasferita a Porto. Rimase in Guatemala tra il novembre 1936 e il dicembre 1938 in qualità di console generale onoraria e a Nizza dal dicembre1938 a l gennaio 1940. Nel gennaio 1940 fu assegnata a Niteroi (città dello Stato di Rio de Janeiro, in Brasile). Dal gennaio 1941 si trasferì a Petrópolis (città dello stesso Stato brasiliano), dove ricevette la notizia del Premio Nobel nel 1945.
Alla fine del 1945 tornò negli Stati Uniti, questa volta come Consolatrice Generale a Los Angeles (USA) e, con il denaro guadagnato grazie al premio, si acquistò una casa a Santa Barbara (USA), dove fu assegnata come Consolatrice nel 1947. Nel giugno del 1950 fu nominata Consolatrice a Veracruz (Messico) e, a partire dal novembre 1950, fu prima Consolatrice e poi Consolatrice Generale (ottobre 1951) a Napoli. Nel dicembre 1952 fu nominata Consolatrice in Florida (USA). E dall’agosto 1953 fu Consolatrice aggiunta a New York, carica che mantenne fino alla sua morte nel 1957.
2.3. Gabriela Poetessa: Regina della letteratura iberoamericana e donna che amò
2.3.1. Gabriela la poetessa: regina e ambasciatrice della letteratura iberoamericana
Il 12 dicembre 1914 vinse il primo premio al concorso letterario dei Juegos Florales, organizzato dalla Federazione degli Studenti della Città di Cile (FECh) a Santiago, grazie ai suoi “Sonetti della Morte”.
Questa poesia è raccolta nella sua prima opera, «Desolación», apparsa a New York nel 1922 e pubblicata dall’Instituto de Las Españas, su iniziativa del suo direttore Federico de Onís. A mio avviso, è il suo capolavoro. Tuttavia, nonostante si tratti di un libro realizzato con grande buona volontà dal direttore dell’Instituto de las Españas, con il sincero desiderio di farla conoscere al mondo, ritengo che manchi, nella sua struttura, di coerenza e di logica.
Nel 1924, due anni dopo, quando Gabriela aveva 33 anni, vide la luce la sua seconda raccolta di poesie: «Ternura». Nel1938, a i 49 anni, pubblicò «Tala», la sua terza raccolta di poesie. E nel1954, a i 65 anni, pubblicò la sua quarta e ultima raccolta di poesie: «Lagar».
Tra la pubblicazione della sua terza e della quarta raccolta, il 10 dicembre 1945, all’età di quasi 57 anni, ricevette il Premio Nobel per la Letteratura dalle mani del re Gustavo V di Svezia. Era la quinta donna nella storia dei Premi Nobel per la Letteratura, dall’inizio di questa tradizione nel 1901, a riceverlo [le quattro che l’avevano preceduta erano: la svedese Selma Lagerlöf nel 1909; l’italiana Grazia Deledda nel 1926; la norvegese nata in Danimarca Sigrid Undset nel 1928;e l’americana cresciuta in Cina Pearl S. Buck nel 1938], ma fu la prima donna a riceverlo esclusivamente per la sua poesia, in particolare, come si disse in occasione della cerimonia di consegna: «per la sua poesia lirica che, ispirata da potenti emozioni, ha reso il suo nome un simbolo delle aspirazioni idealistiche di tutto il mondo latinoamericano».
Gabriela è stata la prima persona iberoamericana a ricevere il Premio Nobel per la letteratura. Il fatto che quella prima persona fosse una donna è stato qualcosa che molti uomini non le hanno mai perdonato. Durante la cerimonia di consegna del premio è stata definita “regina della letteratura latinoamericana”. Poiché il termine «latinoamericana» è un galicismo coniato dai francesi per cercare di affermare la propria influenza nelle Americhe, si preferisce utilizzare il termine «iberoamericana»; per questo motivo la definisco in questo epigrafe «Regina della letteratura iberoamericana», in onore di quella comunità iberoamericana che unisce la penisola iberica e l’America, e che si è andata delineando dall’inizio degli anni ’90, in puro spirito mistraliano, sotto l’egida dei Vertici Iberoamericani: il I nel 1991 a Guadalajara, in Messico, paese in cui Gabriela è stata venerata al meglio e con maggiore giustizia; e il VI nel 1996 e il XVII nel 2007 nel suo Cile natale. E avendo trascorso metà della sua vita come diplomatica, le sarebbe piaciuto moltissimo essere stata nominata – lei che fu Consolatrice Generale, ma mai Ambasciatrice – «Ambasciatrice della Letteratura Iberoamericana», che è ciò che credo fermamente che lei fosse.
Si desidera inoltre rendere qui un sentito omaggio ad Artur Nils Lundkvist (1906-1991), poeta e scrittore svedese, membro effettivo dell’Accademia Svedese della Lingua dal 1968, pacifista convinto durante la dura Guerra Fredda e che fu colui che tradusse, avendo imparato lo spagnolo e il francese da autodidatta e con l’aiuto dei dizionari, tutti i grandi letterati in svedese, grazie al quale l’Accademia ha poi assegnato loro il Premio Nobel. Nel 1936, insieme alla moglie, la poetessa svedese María Wine, aveva visitato la Spagna e l’America iberoamericana. Ciò che pochi sanno è che fu lui il primo a tradurre Gabriela Mistral in svedese e che fu proprio grazie alla sua traduzione e alla sua lotta che Gabriela Mistral ottenne il Nobel, poiché i traduttori, anche se autodidatti come questo gentiluomo, possono compiere miracoli e superare abissi. Sia Gabriela che Artur erano poeti, pacifisti e persone spirituali. Sia Pablo Neruda, sia Gabriel García Márquez, sia Camilo José Cela lo ringraziarono espressamente per il suo Nobel. Infatti, da quando morì nel 1991, per molto tempo nessun altro tradusse in svedese e per questo ci vollero dieci anni prima che venisse nuovamente assegnato un Nobel a un ispanofono. Ringrazio Gerardo Hernández Roa, professore cileno residente in Svezia dagli anni ’80, per le informazioni su Lundkvist.
2.3.2. Gabriela: una grande donna che amò tutti e tutte le persone, e l’intera umanità
2.3.2.1. Gabriela amò gli uomini
Qui si parlerà di tre uomini con nome e cognome. Gli amori che Gabriela nutrì per loro sono difficilmente classificabili, poiché nessuno di loro fu il suo marito ufficiale. Tuttavia, i tre hanno un filo conduttore comune: tutti e tre si suicidarono.
2.3.2.1.1. Romelio Ureta: il suo amore giovanile
E sebbene Gabriela Mistral fosse molto riservata riguardo alla sua vita privata e si sappia poco dei suoi amori o disami, ciò che molti studiosi sottolineano è che dietro a «Desolación» si nasconde un grande disamore. E in particolare dietro a «Sonetos de la Muerte», la sua prima poesia premiata e inclusa nella sua prima raccolta «Desolación», ci sarebbe un uomo. Ciò è confermato da uno studio di Ana María Cuneo riportato nell’Antologia su Gabriela Mistral che le 22 Accademie della Lingua Spagnola hanno pubblicato a titolo commemorativo nel 2010. Ana Cuneo afferma nel suo saggio – e cito testualmente –: «Lucila conobbe Romelio Ureta nel 1906 a La Serena, dove lui lavorava alle ferrovie… Poco dopo si incontrarono in una pensione a La Cantera dove lei era insegnante… Nel novembre del 1909 Ureta si suicidò per motivi economici».
E sappiamo che la poesia “Sonetti della morte” vinse un premio nel 1914, ma, data la fretta con cui fu pubblicata “Desolazione”, non conosciamo l’anno esatto in cui quella poesia fu scritta; tuttavia, potrebbe benissimo essere stata composta dopo il suicidio di Romelio nel 1909.
Nel 1914, quando questa poesia vinse il premio, Miguel Hernández aveva solo quattro anni, ma forse la lesse. Ricorda così tanto la sua «Elegia per Ramón Sijé»! Non si saprà mai con certezza se fu Gabriela a ispirarla, ma se a La Serena c’erano rose, ad Alicante c’erano mandorli in fiore:
SONETTI DELLA MORTE
I
Dalla nicchia gelida in cui gli uomini ti hanno posto,
ti calerò sulla terra umile e soleggiata.
Che su di essa dovrò addormentarmi, gli uomini non lo sapevano,
e che dovremo sognare sullo stesso cuscino.
Ti adagerò sulla terra soleggiata con una
dolcezza di una madre per il figlio addormentato,
e la terra si trasformerà in una culla soave
nel accogliere il tuo corpo di bambino addolorato.
Poi andrò a cospargere terra e polvere di rose,
e nella leggera e bluastra polvere di luna,
i resti leggeri rimarranno intrappolati.
Mi allontanerò cantando le mie belle vendette,
perché in quella profondità recondita la mano di nessuno
scenderà a contenderti la tua manciata di ossa!
II
Questa lunga stanchezza un giorno diventerà ancora più grande,
e l’anima dirà al corpo che non vuole più
a trascinare la propria massa lungo la via rosea,
dove camminano gli uomini, felici di vivere…
Sentirai che al tuo fianco scavano con vigore,
che un’altra, addormentata, giunge nella città silenziosa.
Aspetterò che mi abbiano ricoperta completamente…
e poi parleremo per un’eternità!
Solo allora capirai perché non matura,
per le ossa profonde la tua carne ancora,
hai dovuto scendere, senza fatica, a dormire.
Si farà luce nella zona oscura dei seni;
capirai che nella nostra unione c’era un segno degli astri
e, una volta infranto l’enorme patto, dovevi morire…
III
Mani malvagie ti hanno tolto la vita dal giorno
in cui, al segnale delle stelle, abbandonò il suo campo
di gigli innevati. Fioriva nella gioia.
Mani malvagie vi fecero tragicamente irruzione…
E io dissi al Signore: «Per i sentieri mortali
lo conducono. Ombra amata che non sanno guidare!
Strappalo, Signore, da quelle mani fatali
o immergilo nel lungo sonno che tu sai donare!
Non posso gridargli, non posso seguirlo!
La sua barca è spinta da un vento nero di tempesta.
Restituiscimelo tra le mie braccia o lo falcerai nel fiore dei suoi anni».
Si è fermata la barca rosa della sua vita…
Che non so cos’è l’amore, che non ho avuto pietà?
Tu che mi giudicherai, lo capisci, Signore!
2.3.2.1.2. Stefan Zweig: il suo grande amico
Stefan Zweig – figlio di genitori ebrei, scrittore austriaco nato a Vienna, uno degli scrittori più lucidi dell’Europa tra le due guerre, sebbene i suoi libri fossero stati messi al bando dal nazismo nel 1936, e grande amico di Gabriela – viveva dal 1941 anche lui a Petrópolis, dove era giunto con la sua seconda moglie, Charlotte Elisabeth Altman, in fuga dal nazismo tedesco. Il 22 febbraio 1942, Stefan e sua moglie, disperati nel credere che il nazismo avrebbe conquistato il mondo, si suicidarono a Petrópolis.
2.3.2.1.3. Juan Miguel Pablo Godoy Mendoza: il suo figlio adottivo: SUO FIGLIO
Conosciuto affettuosamente come “Yin yin”, questo ragazzo doveva essere nato tra maggio e giugno del 1925. L’albero genealogico disponibile su Internet spiega la sua discendenza diretta come figlio di un cugino di primo grado di Gabriela, Carlos Godoy, che era un marinaio mercantile, e di Marta Mendoza, morta a Ginevra nel 1926. Gabriela Mistral lo adotta a Barcellona nel marzo del 1926 e lo cresce e lo ama come se fosse suo figlio. Da allora il ragazzo la segue in giro per il mondo. Il 14 agosto 1943, mentre Gabriela si trova a Petrópolis (Brasile), suo figlio si suicida, appena compiuti i 18 anni. Il terzo suicidio di persone care e vicine a Gabriela nel giro di un anno e mezzo. La seguente poesia, «L’abbandonata», raccolta nella sua raccolta «Lagar», potrebbe benissimo essere stata scritta dopo quel suicidio ed è dedicata a «Emma Godoy», probabilmente un’altra sua cugina, sorella del padre biologico del ragazzo e zia di Yin Yin.
L’ABBANDONATA
Ora imparerò a conoscere
il paese dell’amarezza,
e a disimparare il tuo amore
che era la mia unica lingua,
come un fiume che dimenticasse
il letto, la corrente e le rive.
Perché hai portato tesori
se non avessi portato con te l’oblio?
Tutto mi è superfluo e io stesso sono superfluo
come un abito da festa per una festa che non c’è mai stata;
tanto, mio Dio, che mi è superflua
la mia vita fin dal primo giorno!
Dammi ora le parole
che la balia non mi ha dato.
Le balbetterò come una pazza
sillaba dopo sillaba:
la parola «spoliazione», la parola «nulla»,
e la parola «fine»,
anche se si contorcono nella mia bocca
come serpenti morsi!
Mi sono seduto al centro della Terra,
amore mio, a metà della vita,
per aprire le mie vene e il mio petto,
per sbucciarmi come un melograno vivo,
e a spezzare il mogano rosso
delle mie ossa che ti amavano.
Sto bruciando ciò che abbiamo avuto:
le ampie pareti, le alte travi,
scardinando una ad una
le dodici porte che aprivi
e oscurando a colpi d’ascia
la cisterna della gioia.
Spargerò, a manciate,
il raccolto di ieri,
a svuotare otri di vino
e a liberare gli uccelli in gabbia;
a spezzare, come il mio corpo,
le parti della «masía»
e a misurare con le braccia alzate
il mucchio di cenere.
Come fa male, quanto è difficile,
come erano divine le cose,
e non vogliono morire, e si lamentano morendo,
e aprono le loro viscere viventi!
I ceppi capiscono e parlano,
il vino, inebriandosi, osserva
e lo stormo di uccelli sale
goffo e disperso come nebbia.
Che venga il vento, che la mia casa arda
meglio di una foresta di resina;
cadano rossi e obliqui
il mulino e la torre madrina.
La mia notte, bruciata dal fuoco,
che la mia povera notte non giunga al giorno!
E un grande amore giovanile che si conclude con un suicidio, come quello di Romelio; oltre al suicidio di un caro amico scrittore e di sua moglie; oltre al suicidio del suo figlio adottivo: tutto ciò lascia inevitabilmente profonde conseguenze. E non è che una persona se lo sia cercato, semplicemente ci sono persone a cui, purtroppo, capita di vivere vite particolarmente dure. Capricci del destino. Destino funesto. E quello di Gabriela è stato uno di questi.
2.3.2.2. Gabriela amò delle donne
Qui si parlerà di tre donne con nome e cognome. Gli amori che Gabriela nutrì per loro sono difficilmente classificabili, poiché nessuna di loro era la sua moglie ufficiale. Tuttavia, le tre hanno un filo conduttore comune: tutte e tre le hanno accompagnata nella vita e le hanno dato sostegno.
2.3.2.2.1. Laura Rodig
A partire dal suicidio del suo primo amore, Gabriela non fu più accompagnata nei suoi viaggi e nel suo percorso di vita da molti uomini, ma preferì circondarsi dell’affetto consolatorio delle donne. La prima di cui si conservano nome e cognome è Laura Rodig. Gabriela aveva conosciuto Laura Rodig a Punta Arenas nel 1918. Laura seguì Gabriela nel 1922 in Messico a bordo dell’Orcota.
Gabriela le dedicò già quando era ancora in vita la poesia che apre «Desolación» alla donna che allora, probabilmente, condivideva la vita con lei: Laura Rodig. Ed è proprio questo il punto fondamentale: condividere la vita. E questa poesia apre la prima delle otto parti in cui è suddivisa «Desolación». Una prima parte che si intitola «Vita».
IL PENSATORE DI RODIN
Con il mento appoggiato sulla mano ruvida,
il Pensatore ricorda di essere carne delle ossa,
carne fatale, nuda di fronte al destino,
carne che odia la morte, e tremò di bellezza.
E tremò d’amore, tutta la sua ardente primavera,
e ora, nell’autunno, si inonda di verità e tristezza.
Il «dobbiamo morire» gli attraversa la fronte,
in bronzo acuto, quando la notte ha inizio.
E nell’angoscia, i suoi muscoli si lacerano, sofferenti.
Ogni solco nella carne si riempie di terrore.
Si fende, come la foglia d’autunno, al Signore forte
che lo chiama dai bronzi… E non c’è albero contorto
dal sole nella pianura, né leone dal fianco ferito,
tesi come quest’uomo che medita sulla morte.
2.3.2.2.2. Palma Guillén
Palma Guillén era un’altra amica di Gabriela. Gabriela le dedica la sua terza raccolta di poesie, quella pubblicata nel 1938, “Tala”. La bellissima dedica di quel libro recita testualmente: «A Palma Guillén, e in lei, alla pietà della donna messicana». Si sa che Palma adottò il figlio di Gabriela ed entrambe lo allevarono insieme. Ed entrambe erano a Petrópolis quando il giovane si suicidò.
2.3.2.2.3. Doris Dana
L’ultima compagna che rimase al fianco di Gabriela dal 1946 fino alla morte di quest’ultima nel 1957, ovvero durante i suoi ultimi undici anni di vita, Doris Dana, fu anche colei che preservò la sua eredità più preziosa. Quando si conobbero, Doris aveva 26 anni e Gabriela 57, con una differenza di 31 anni.
Doris era un’altra grande donna: la prima professionista del suo genere a redigere un programma di rieducazione per la Germania del dopoguerra nel 1945. Lo stesso anno in cui Gabriela ottenne il Nobel.
L’eredità più importante di Mistral è quella che Doris Dana raccolse instancabilmente, soprattutto da quando si rese conto che Gabriela se ne stava andando. Già all’epoca Doris Dana era consapevole non solo che la vita di Gabriela Mistral fosse limitata a causa del diabete e dei problemi cardiaci di cui soffriva, ma anche che un giorno Gabriela sarebbe diventata una figura di grande rilievo.
Per questo motivo, all’inizio degli anni ’50, Doris iniziò a redigere un registro minuzioso di ogni conversazione che aveva con la poetessa. Inoltre, raccolse le sue lettere e migliaia di saggi letterari che, essendo stati scritti da una donna di così grande lungimiranza e sensibilità, sono veri e propri gioielli.
Quando Gabriela morì all’Ospedale di Hempstead a New York il 10 gennaio del1957 a a causa di un cancro al pancreas, con Doris Dana al suo fianco, sapeva che la sua eredità sarebbe rimasta nelle mani della migliore esecutrice testamentaria del mondo. Quell’eredità, costruita con amore, per e dall’amore, fu custodita da Doris fino alla sua morte, avvenuta nel novembre del 2006.
2.3.2.2.4. Ipotesi sul lesbismo
Ci sono state molte speculazioni sul fatto che Gabriela Mistral fosse lesbica in un’epoca in cui il lesbismo e l’omosessualità erano mal compresi.
Oggi, almeno in Europa, questo argomento è ormai superato. In Spagna, la storica Legge 13/2005 del 1° luglio, che modifica il Codice Civile in materia di diritto al matrimonio, ha fatto sì che il Paese diventasse il terzo in Europa, dopo il Belgio e i Paesi Bassi, ad autorizzare lesbiche e omosessuali a contrarre matrimonio, se lo desideravano. In termini di diritti civili è stata una vera e propria rivoluzione, una rivoluzione fantastica.
E cosa faceva Gabriela a letto, ammesso che lo condividesse, con le donne che l’hanno accompagnata nella sua vita? Beh, faceva quello che le pareva. Se Gabriela e Doris, o Gabriela e Palma, o Gabriela e Laura facevano nel loro tempo libero qualcosa che potesse essere definito promiscuo, erano affari loro.
Sebbene durante la vita di Gabriela circolassero in Cile voci sulla sua presunta relazione lesbica con Doris, e si racconti che tali voci giunsero alle orecchie di Gabriela e che questa, ferita, decise di non tornare più a stabilirsi in patria, preferendo rimanere negli Stati Uniti, ciò che è certo è che Doris negò, fino alla fine dei suoi giorni, che tra loro fosse mai esistita una relazione lesbica.
Per questo motivo, il libro pubblicato in Cile nel 2009 su Doris e Gabriela è considerato indegno. Quel libro si intitola «Niña Errante» ed è stato pubblicato dalla casa editrice Lumen del Cile, con trascrizione, prefazione e note di Pedro Pablo Zegers, curatore dell’Archivio dello Scrittore della Biblioteca Nazionale del Cile, sulla base di 250 lettere che Zegers ha selezionato dalla corrispondenza tra Gabriela e Doris, quella stessa corrispondenza che Doris aveva conservato con onore fino alla sua morte e che non era giunta in Cile fino alla fine del 2007. Quel libro può essere considerato un affronto alla dignità, se non altro perché permette di estrapolare queste citazioni delle parole che Gabriela rivolge a Doris e che dal 2009 inondano la parte malsana del web: «Doris, sono negli Stati Uniti per te»; «Sono tua in ogni angolo del mondo e del cielo»; e «Forse è stata una follia troppo grande lasciarsi travolgere da questa passione».
E per cercare di dimostrare quanto affermato, riportiamo di seguito una poesia di una grande poetessa dominicana; docente universitaria presso l’la Universidad Autónoma e di Santo Domingo (UASD); madre di due figlie e nonna di quattro nipoti; da tempo lesbica; e autrice di raccolte lesbiche. Nella sua poesia «Donne…», tratta dalla raccolta «Estasi magica», si può apprezzare la differenza di tono tra l’Amore di Madre del Mondo di Gabriela e l’Amore di Donna del Mondo di Nelsy Aldebot Reyes.
DONNE…
Donne belle
piene di fuoco e vigore
occhi grandi, sensuali
che danzano la danza dell’amore
che danzano liberamente
spiccando il volo…
Fuoco interiore
libertà di lasciarsi andare
insieme, da sole, con altre…
Donne che danzano, amanti
che volteggiano
in una danza magica di foulard
capelli, fianchi…
Volando, fluttuando,
senza ostacoli
senza intoppi
senza limiti…
Sogno erotico
fantasia esotica
che scorre tra mare e vento
assorbendo l’energia della terra
trasformandomi in
donna ricca, bella
erotica, sensuale…
2.3.2.3. Gabriela amò tutte le donne
Ma Gabriela non amò solo due o tre donne, bensì amò e comprese tutte le donne del mondo, come emerge chiaramente dai «Poesie della madre più triste».
POESIE DELLA MADRE PIÙ TRISTE
SCACCIATA
Mio padre ha detto che mi avrebbe cacciata, ha urlato a mia madre che mi avrebbe cacciata proprio questa notte.
La notte è mite; alla luce delle stelle, potrei camminare fino al villaggio più vicino; ma e se nascesse proprio in queste ore? Forse i miei singhiozzi l’hanno chiamato; forse vorrà uscire per vedere il mio viso rigato di lacrime. E tremerebbe nell’aria gelida, anche se lo coprissi.
PERCHÉ SEI VENUTO?
Perché sei venuto? Nessuno ti amerà, anche se sei bello, figlio mio. Anche se sorridi graziosamente, come gli altri bambini, come il più piccolo dei miei fratellini, nessuno tranne me ti bacerà, figlio mio. E anche se le tue manine si agiteranno in cerca di giocattoli, non avrai per i tuoi giochi altro che il mio seno e il filo delle mie lacrime, figlio mio.
Perché sei venuto, se colui che ti ha portato mi odiava fin da quando ti sentiva nel mio grembo?
Ma no! Sei venuto per me; per me che ero sola, sola anche quando lui mi stringeva tra le sue braccia, figlio mio!
E questa «Poesia della Madre Più Triste», che è la seconda parte della «Poesia delle Madri», ha un sottotesto che, poiché all’epoca quella parola non esisteva ancora, Gabriela chiamava, con modestia, come tutto ciò che era suo, «nota» e che spiega la genesi della poesia.
NOTA.- Un pomeriggio, passeggiando per una strada squallida di Temuco, vidi una donna del popolo, seduta sulla soglia della sua baracca. Era prossima al parto, e il suo volto rivelava una profonda amarezza.
Un uomo le passò davanti e le rivolse una frase brutale, che la fece arrossire.
In quel momento provai tutta la solidarietà del genere femminile, l’infinita compassione della donna per la donna, e mi allontanai pensando:
-È una di noi che deve proclamare (visto che gli uomini non l’hanno fatto) la santità di questo stato doloroso e divino. Se la missione dell’arte è quella di abbellire ogni cosa, in un’immensa misericordia, perché non abbiamo purificato tutto questo agli occhi degli impuri?
E ho scritto le poesie che precedono, con un intento quasi religioso.
Alcune di quelle donne che, per essere caste, hanno bisogno di chiudere gli occhi di fronte alla realtà crudele, ma fatale, hanno fatto di queste poesie un commento meschino, che mi ha rattristato, per loro stesse. Mi hanno persino suggerito di eliminarle da un libro.
In quest’opera egocentrica, sminuita ai miei occhi proprio da quell’egocentrismo, tali prose umane sono forse l’unica cosa in cui si canta la Vita nella sua totalità. Avrei dovuto eliminarle?
No! Qui rimangono, dedicate alle donne capaci di vedere che la santità della vita ha inizio nella maternità, la quale è, quindi, sacra. Che esse possano percepire la profonda tenerezza con cui una donna che nutre sulla Terra i figli altrui guarda alle madri di tutti i bambini del mondo!
La prima parte di «Poesie delle Madri» è composta da 17 nanoracconti poetici, tra i quali si desidera mettere in risalto «Al Marito», scritto da una donna che ha deciso di non sposarsi mai e che potrebbe benissimo insegnare a tutti gli uomini del mondo come una donna desideri davvero essere amata dal proprio marito durante la gravidanza.
AL MARITO
Marito, non stringermi. L’hai fatto affiorare dal profondo del mio essere come un giglio d’acqua. Lasciami essere come acqua che riposa.
Amami, amami ora un po’ di più! Io, così piccola!, ti raddoppierò lungo le vie. Io, così povera!, ti darò altri occhi, altre labbra, con cui godrai del mondo; io, così tenera!, mi spezzerò come un’anfora per amore, affinché questo vino della vita sgorga da me.
Perdonami! Sono goffa nel camminare, goffa nel servirti il calice; ma sei stato tu a riempirmi così e a darmi questa stranezza con cui mi muovo tra le cose.
Sii più dolce che mai con me. Non agitare ansiosamente il mio sangue; non turbare il mio respiro.
Ora sono solo un velo; tutto il mio corpo è un velo sotto il quale c’è un bambino addormentato!
2.3.2.4. Gabriela amava tutti i popoli
A dimostrazione del fatto che Gabriela avesse sempre una coscienza politica e amasse l’intera umanità, si desidera mettere in evidenza una poesia che scrisse «Al popolo ebraico» dopo i massacri in Polonia, inclusa nella sua raccolta «Desolazione», anch’essa, purtroppo, senza data.
AL POPOLO EBRAICO
Razza ebraica, carne di dolori,
razza ebraica, fiume di amarezza:
come i cieli e la terra, dura
e cresce ancora la tua foresta di grida.
Le tue ferite non hanno mai avuto modo di rimarginarsi;
non hanno mai permesso che ti si stendesse un’ombra
per strizzare e rinnovare la tua benda,
più di una rosa arrossata.
Il mondo si è cullato con i tuoi gemiti.
E io gioco con i fili del tuo pianto.
I solchi del tuo viso, che amo tanto,
sono profonde come ferite da sega.
Tremando, le donne cullano il proprio figlio,
tremando l’uomo miete il suo fascio.
Nel tuo sogno si è insinuato l’incubo
e la tua parola è solo il «miserere»!
Popolo ebraico, e ti resta ancora il cuore
e voce di miele, per lodare i tuoi focolari,
e recitare il Cantico dei Cantici
con lingua, labbra e cuore sciolti.
In tua moglie cammina ancora Maria.
Sul tuo volto si staglia il profilo di Cristo;
sui pendii di Sion l’hanno vista
chiamarti invano, quando il giorno volge al termine…
Che il tuo dolore guardava Dimas
e Lui disse a Dimas la parola immensa
e per ungere i suoi piedi cerca la treccia
di Maddalena e la trova insanguinata!
Razza ebraica, carne di dolori,
razza ebraica, fiume di amarezza:
come i cieli e la terra, resisti
e cresce la tua vasta foresta di grida!
Si dice che Dana Doris fosse ebrea. Se fosse vero, sarà stata una donna ebrea ad aver contribuito a onorare la sua eredità.
2.4. Gabriela: artista e mistica moderna
2.4.1. Gabriela, l’artista
Gonzalo Rojas è uno dei pochi autori che non solo perdona a Gabriela il suo “cattivo gusto” nel parlare di cose intime e personali, ma la esalta addirittura. Gonzalo ha affermato, nel o su Gabriela pubblicato nell’Antologia delle Accademie, che ciò che contraddistingue Gabriela è: «veridicità dei sentimenti, strazio affettivo, quasi quevediano… visionario… austerità nel profondo del grande pathos… il vulcanico e persino il frenetico, ma al tempo stesso il rigore… non si lasciò abbagliare dalle avanguardie, ma piuttosto rimase ad ascoltare senza fretta la lingua orale dei suoi compatrioti d’America, con i suoi arcaismi e i suoi mormorii, come Teresa d’Avila, e così ci raccontò il mondo, a metà tra l’indovina e la sprezzante».
Gabriela era un’Artista con la A maiuscola, poiché concepiva e venerava l’arte libera dal mercantilismo. Solo un’anima grande può lasciarci in eredità il seguente «Decalogo dell’Artista», la parte «IV» in numeri romani, tratta da una sua poesia intitolata «L’Arte», contenuta nella settima parte di «Desolazione», sezione intitolata «Prosa».
DECALOGO DELL’ARTISTA
I. Amerai la bellezza, che è l’ombra di Dio sull’Universo.
II. Non esiste arte atea. Anche se non ami il Creatore, lo affermerai creando a sua immagine.
III. Non darai la bellezza come esca per i sensi, ma come naturale nutrimento dell’anima.
IV. Non sarà per te pretesto di lussuria né di vanità, ma esercizio divino.
V. Non la cercherai nelle fiere né porterai lì la tua opera, perché la Bellezza è vergine, e quella che si trova nelle fiere non è Lei.
VI. Salirà dal tuo cuore al tuo canto e avrà purificato prima di tutto te stesso.
VII. La tua bellezza si chiamerà anche misericordia e consolerà il cuore degli uomini.
VIII. Darai la tua opera come si dà un figlio: prelevando sangue dal tuo cuore.
IX. La bellezza non sarà per te un oppio che addormenta, ma un vino generoso che ti infiammi all’azione, poiché se smetti di essere uomo o donna, smetterai di essere artista.
X. Da ogni creazione uscirai con vergogna, perché era inferiore al tuo sogno, e inferiore a quel meraviglioso sogno di Dio che è la Natura.
2.4.2. Gabriela, mistica moderna
Forse perché la maggior parte degli uomini non ha mai compreso la parte mistica e divina delle donne, o di altri uomini, quelle e quelli che utilizzano davvero l’emisfero destro del cervello e non solo la metà razionale sinistra, forse per questo li sorprende, come Gonzalo Rojas, che Gabriela Mistral fosse appassionata di Amado Nervo e gli dedicasse un’elegia postuma intitolata «In Memoriam». E Rojas si chiede in *la Antología * del 2010, e cito: «Cosa potrà mai averla affascinata in lui se non il culto dell’occultismo e dell’esoterismo?». E io ritengo che, proprio perché Rojas è incapace di entrare in sintonia con quella parte mistica, si permetta di scrivere quei commenti. E per questo, nonostante Rojas sia uno dei grandi della letteratura cilena e iberoamericana, uno che frequenta Pablo Neruda, sembra incapace di comprendere e venerare la mistica femminile.
Non dimentichiamo che nell’originale «Desolación» Gabriela non solo elogiava la mistica di Nervo, ma c’era anche un bellissimo poema in prosa intitolato: «Commenti alle poesie di Rabindranath Tagore»; e Tagore fu il primo uomo non europeo (era indiano,la India ) a vincere il Premio Nobel per la Letteratura; lo ottenne già nel 1913, mentre nessun americano ci sarebbe riuscito fino al 1930 e nessun africano fino al 1986; e ottenne quel Premio Nobel proprio per la sua poesia mistica.
Di seguito riportiamo la sua poesia «Il tormento», che racchiude la sua maledizione di mistico e visionario.
IL TORMENTO
Da vent’anni sono affondato nella carne
—e il pugnale è caldo—
un verso enorme, un verso con creste
di marea.
Nel custodirlo docilmente, le viscere
si stancano della sua maestosità.
Con questa povera bocca che ha mentito
Si deve cantare?
Le parole effimere degli uomini
non hanno il calore
delle loro lingue di fuoco, del loro vivo
tremolio.
Come un figlio, nutrito dal mio stesso sangue
si nutre,
e un figlio non ha mai bevuto altro sangue nel seno
di una donna.
Terribile dono! Lunga afflizione
che fa ululare!
Colui che è venuto a conficcarlo nelle mie viscere
abbia pietà!
Per onorare il lato mistico di Gabriela Mistral, riportiamo qui di seguito una poesia di un uomo che può essere considerato il miglior poeta diplomatico spagnolo di tutti i tempi: il basco Ramón de Basterra y Zabala.
ROMANZO DELLA FIAMMA
GLI ASCETI
Castiglia, l’ardente Tebaida.
Con il saio del penitente
e il pio cordone in vita,
esseri di braci, anime di fuoco,
dimorano nella mistica quiete,
con lo sguardo rivolto verso l’alto.
Fuggendo ciò che è dolce e tenero
si immergono audaci nell’eterno,
senza moglie, madre né sorella.
Lo raccontano i volti della luna,
gli astri della notte scura,
la grandezza arcana di Dio.
Dalla pace delle anime belle
e dall’armonia delle stelle,
Cristo, fonte di armonia, è l’artefice.
L’ordine del mondo previsto
è Cristo, Cristo, Cristo, Cristo.
Castiglia, l’ardente Tebaida.
E Gabriela, pur non essendo castigliana, era «un’anima di fuoco», una «mistica» che «fuggì dal dolce e dal tenero» per esaltare le ingiustizie del mondo. Gabriela fu innanzitutto la grande mistica del XX secolo in lingua spagnola e, di conseguenza, una grande incompresa.
E nemmeno Ramón de Basterra fu profeta in patria. Morì a1928 a i quarant’anni in un centro psichiatrico basco.
2.5. Neanche Gabriela, come nessuna donna lo è mai stata in vita, fu «profeta» né «nella sua terra» (il Cile), né nel suo regno (la poesia)
Nel frattempo il tempo aveva sanato le ferite di un Cile in subbuglio e quando Doris Dana morì nel novembre 2006 e sua nipote Doris Atkinson donò al governo cileno l’intero lascito di Gabriela Mistral – poiché la magia esiste e le Americhe sono magiche – a quel punto una donna, un’altra grandissima donna, era già presidente del Cile: Michelle Bachelet.
Quando l’eredità di Gabriela Mistral, composta da oltre 40.000 documenti e amorevolmente raccolta da Doris Dana, giunse in Cile nel dicembre 2007, Michelle era già presidente e l’eredità di Gabriela poté essere accolta nella giusta misura. Tale eredità si trova attualmente negli archivi della Biblioteca Nazionale del Cile.
Ma accogliere un’eredità alla fine del 2007, di una donna morta nel 1957, non significa onorarla. Né lo fu quel Premio Nazionale di Letteratura che, con riluttanza e in ritardo, le fu conferito in Cile nel 1951, sei anni dopo il Nobel. Né quel primo dottorato honoris causa che l’Università del Cile le conferì nel 1954, anch’esso con riluttanza e in ritardo, dopo i molti che ormai aveva già ricevuto, a cominciare da quello che le fu coraggiosamente conferito dal Mills College di Oakland (California, Stati Uniti) nel 1947 e a cui seguirono lauree honoris causa da università del Guatemala, di Los Angeles (California, Stati Uniti) o di Firenze (Italia), solo per citare alcuni della valanga che seguì l’assegnazione del Nobel.
Tuttavia, il Cile non ha ancora valorizzato nella giusta misura il gioiello nato dal suo seno: Gabriela Mistral, e nemmeno il mondo iberoamericano, compreso quello spagnolo, nonostante quell’«Antologia Omaggio» del 2010, ricca di analisi di grandi esperti, ma in cui manca un indice che elenchi non solo le analisi degli esperti, ma soprattutto le poesie di Gabriela.
Al contrario, il mondo grande, il mondo vasto, il mondo non iberoamericano, quel mondo scandinavo, quel mondo anglosassone, quel mondo globale sa bene quanto valga Gabriela, poiché, nonostante in molti casi non parlino spagnolo e si perdano quindi la migliore Gabriela, nonostante tutto ciò, hanno saputo intuirla, valorizzarla e onorarla come merita: con il Premio Nobel per la Letteratura il 10 dicembre del 1945.
Lo stesso anno, il 1945, in cui, il 2 settembre, era stata ufficialmente posta fine alla più grande barbarie che l’umanità avesse mai conosciuto fino a quel momento:la Segunda Guerra mondiale. E chissà se quel Nobel, proprio nel 1945, non fosse stato un atto attraverso il quale il mondo si liberava del proprio “karma” [concetto indiano dila India , non indù, poiché condiviso con giainisti e buddisti, che significa “debiti vitali in sospeso”] nei confronti delle donne di tutto il mondo per il numero di figli e figlie che aveva loro strappato durante quella folle Seconda Guerra Mondiale, assegnando per la prima volta inla Historia un Premio Nobel per la Poesia a una donna, e per di più a una mistica moderna che scriveva poesie in spagnolo e che era solo da dodici anni una modesta consola, ma che era stata una straordinaria educatrice, e sempre autodidatta. Il culmine della serendipità.
Un’università privata, una delle prime in Cile, porta anch’essa, dal 1981, il nome di Gabriela Mistral: l’Università Gabriela Mistral.
3. CONCLUSIONE: GABRIELA MISTRAL, LA GRANDE MAESTRA, CONSOLARE, DONNA, POETESSA E MISTICA MODERNA, TUTTO CON LE MAIUSCOLE
E concludo con alcune riflessioni personali.
Affinché l’onore tributato a chi lo merita non cessi mai, si è voluto onorare Gabriela Mistral, cercando almeno di onorarla come lei merita, cioè senza pregiudizi e con tanto amore.
Mi sento, e mi sono sempre sentita, molto vicina a Gabriela Mistral. Le nostre vite hanno avuto gli stessi quattro assi portanti di cui ho parlato finora: nascere con una vocazione letteraria [il suo primo premio letterario le fu assegnato dla FECH , il mio dall’Istituto Miguel Hernández di Alicante]; essere insegnanti [io sono stata insegnante privata di lingue dall’età di 13 anni, lei insegnante dai 16]; essere diplomatiche [io sono diplomatica da quando avevo 26 anni e il mio primo incarico all’estero è stato quello di console d’Spagna a Sofia, lei è stata console del Cile dai 44 anni fino alla sua morte a 67 anni]; e siamo entrambe due mistiche moderne e, di conseguenza, due grandi incomprese dall’establishment maschile che ci circonda, lei fino al 1957, quando si è liberata, io fino ad oggi.
E abbiamo avuto anche un quinto principio guida in comune. E sebbene sia molto meno ovvio dei precedenti, a mio giudizio è quello fondamentale, ovvero che entrambe abbiamo sempre avuto lo stesso obiettivo: denunciare le ingiustizie del mondo che ci circonda e, attraverso questa denuncia, cercare di migliorare il nostro mondo, il mondo di tutti e di tutte. Quel mondo che è stato quasi sempre di tutti e quasi mai di tutte.
Gabriela ci provava con le sue poesie. E nonostante le sue poesie fossero e siano di una bellezza e di una raffinatezza sublimi, proprio perché scriveva sulle donne, per le donne e per i figli e le figlie di quelle donne, gli uomini molto intelligenti del suo Cile natale la criticarono duramente, definendo «di cattivo gusto» il fatto di mettere in piazza i panni sporchi delle vicissitudini di donne, bambine e bambini.
E Gabriela Mistral morì, poco prima di compiere 68 anni. E se la Vita mi concedesse tanto tempo da vivere, vorrei fare lo stesso che ha fatto lei: lottare e continuare a lottare, nonostante l’incomprensione, per i diritti di chi non ha voce, noi che abbiamo il privilegio di averla.
E io, in quanto donna, e in quanto donna che ha sofferto molto; e in quanto donna che, nonostante ciò o proprio per questo, sono innanzitutto una combattente per la libertà, proprio come lo era Gabriela, concludo quindi esprimendovi la mia opinione su Gabriela: Gabriela Mistral ha scritto i versi più belli che nessuno abbia mai scritto in lingua castigliana.
Così come ritengo che Anne Sexton, un’altra donna delle Americhe, dall’altra parte dell’Atlantico, abbia scritto i versi più belli che nessuno abbia mai scritto in lingua inglese. Cosa avranno di speciale le Americhe? Magia, tanta magia. E ad Anne Sexton le furono strappate le due figlie, rinchiuse in due diversi ospedali psichiatrici e date in adozione; e finì per suicidarsi a 46 anni.
E concludo con un sogno. Il mio sogno è che nessuna bambina, né alcuna donna, muoia per delitti d’onore o femminicidi. Spero di poter lottare con entusiasmo, cuore e volontà, che è ciò che ho imparato da Gabriela Mistral, per dare il mio piccolo contributo a questo scopo.
BIBLIOGRAFIA
Aldebott Reyes, N.: «Éxtasis Mágico», Editora Búho, Santo Domingo, 1999.
Associazione delle Accademie della Lingua Spagnola. “En Verso y Prosa. Antología de Gabriela Mistral”. Stampato in Perù. 2010.
Belli, G.: «Apogeo», Visor Libros, Madrid, sesta edizione, 2009.
Campoamor, C.: «La Revolución Española Vista por una Republicana», Ediciones Espuela de Plata, 2005.
Duque, A.: «Rimas en Claro. Prima antologia di poeti diplomatici del XX secolo», casa editrice Dos Soles, Burgos, 2004 [qui si trova la poesia di Ramón Basterra y Zabala che riporto in questo scritto; si tratta inoltre di un’antologia che si conclude con una mia poesia].
Mistral, G.: «Desolazione», Espasa Calpe S.A., sesta edizione, 1983.
Neruda, P.: «Venti poesie d’amore. Cento sonetti d’amore», casa editrice Planeta, febbraio 1984.
Oliver Labra, C.: «Error de Magia», casa editrice Letras Cubanas, 2004.
Zweig, S.: «Il mondo di ieri», casa editrice Acantilado, Barcellona, 2002.