Omaggio a Cervantes attraverso Don Chisciotte e la sua Marcela

Il 15 dicembre 2005 ho tenuto una conferenza nella Repubblica Dominicana dal titolo “Don Chisciotte della Mancia: contenuto e traiettoria”, nell’ambito delle celebrazioni per il 400° anniversario della pubblicazione della prima parte de Il Don Chisciotte, evento che è stato riportato dalla stampa locale.

Nel 2008 ho tenuto nuovamente questa conferenza presso il Centro Sociale per Anziani (CSM) di Londra in occasione della Giornata Internazionale del Libro, al termine della quale Lourdes Remón, responsabile del Gruppo di Lingua e Cultura, mi ha inviato una commovente e-mail di ringraziamento.

 

Don Chisciotte della Mancia: Contenuto e Traiettoria

Cervantes (1547-1616) è forse la figura più importante della letteratura castigliana e spagnola. Tra tutte le opere che scrisse, una spicca chiaramente: il romanzo L’ingegnoso hidalgo Don Chisciotte della Mancia, noto come Don Chisciotte.

1. Contenuto: Il Don Chisciotte si divide in due parti

Per quanto riguarda il suo contenuto, Il Don Chisciotte è composto da due parti.

1.1. Prima parte del 1605

La prima parte fu pubblicata nel 1605. Si divide in 52 capitoli.

Nel capitolo I, Cervantes descrive gli aspetti essenziali del personaggio principale: Don Chisciotte:

“Il nostro hidalgo sfiorava i cinquant’anni. Era di corporatura robusta, magro di corporatura, dal volto smunto, grande mattiniero e appassionato di caccia. Si dice che avesse il soprannome di «Quijada» o «Quesada» […] nei momenti in cui era ozioso — che erano la maggior parte dell’anno —, si dedicava alla lettura di libri di cavalleria, con tanta passione e piacere, che dimenticò quasi del tutto l’esercizio della caccia e persino l’amministrazione della sua tenuta; […] si immergeva talmente nella lettura che trascorreva le notti leggendo dall’alba al tramonto e i giorni senza sosta; e così, per il poco sonno e le molte letture, il suo cervello si prosciugò al punto da fargli perdere il senno. La sua fantasia si riempì di tutto ciò che leggeva nei libri […] e si radicò […] nella sua immaginazione l’idea che fosse vero tutto ciò […] che leggeva […] Infatti, ormai privo di ragione, giunse al pensiero più strano che mai un pazzo abbia avuto al mondo, e cioè che gli sembrasse opportuno e necessario, sia per accrescere il proprio onore sia per servire la propria repubblica, diventare cavaliere errante e andare in giro per il mondo con le sue armi e il suo cavallo alla ricerca di avventure e per esercitarsi in tutto ciò che aveva letto che i cavalieri erranti praticavano...”

Nel corso dell’opera non viene mai citato il nome esatto del villaggio di Don Chisciotte, il che ha contribuito a rendere famosa l’intera regione della Mancia.

Cervantes, invece, ci fornisce il nome della donna che sarà l’amore platonico di Don Chisciotte per tutta l’opera: Dulcinea del Toboso, incarnazione della bellezza e della virtù. Ciò ha permesso di aprire in quella località (El Toboso, Toledo) un museo dedicato a Dulcinea.

Questa prima parte raccoglie la prima e la seconda uscita di Don Chisciotte.

Nella prima uscita (capitoli dal 2 al 5), Don Chisciotte giunge in una locanda e viene investito cavaliere; si rende conto di non avere denaro né uno scudiero e torna al suo villaggio.

La seconda uscita (a partire dal capitolo 7) occupa il resto di questa prima parte.

Lo scudiero di Don Chisciotte sarà Sancho Panza, «un contadino suo vicino […] uomo di buon cuore […] ma con ben poca sale in testa» (capitolo 7).

I due amici inseparabili di entrambi saranno il cavallo di Don Chisciotte, chiamato Rocinante [per il cui nome Cervantes si ispirò, secondo Alfonso Calle, al Picón de Rocines, un promontorio nella Hoz de Tragavivos, gola in cui si trova la Herrería de Santa Cristina, un villaggio dove viveva Isabel, la figlia di Cervantes, e dove questi trascorreva lunghi periodi] e l’asino di Sancho Panza, che non viene mai nominato, ma viene semplicemente chiamato in base al suo colore, Rucio (di colore bruno chiaro).

In questa prima parte si alternano 14 avventure (come quella dei mulini a vento, la bastonata ai galiziani di Yagües, l’assalto contro gli eserciti di montoni, il furto della bacinella al barbiere scambiandola per l’Elmo di Mambrino o la liberazione di alcuni uomini destinati alle galee) e 6 novelle [la storia della sepoltura del pastore Grisóstomo e di Marcela (capitoli dal 12 al 14); la storia del cavaliere del Bosco, Cardenio, e della sua Luscinda (capitoli 23, 24, 27, 29 e 36); la storia di Dorotea e del suo don Fernando (capitoli 28, 29 e 36); il racconto del curioso impertinente (capitoli dal 33 al 35) ambientato a Firenze; la storia del prigioniero e della sua amata moresca Zoraida (capitoli dal 39 al 44); e la storia del capraio Eugenio e della sua Leandra (capitolo 51)].

Poiché l’inserimento di novelle all’interno di un romanzo (ovvero narrazioni completamente indipendenti che si intrecciavano con l’azione principale del romanzo di Don Chisciotte) fu piuttosto criticato all’epoca, Cervantes non incluse più alcuna novella nella seconda parte.

Questa prima parte è caratterizzata dal fatto che Don Chisciotte crede nella sua follia e che gli incantatori trasformano la sua realtà, mentre il suo scudiero, Sancho Panza, e chi lo circonda rappresentano la voce della ragione.

 

1.2. Seconda parte del 1615

La seconda parte fu pubblicata nel 1615. Si divide in 74 capitoli.

Questa parte racconta la terza uscita di Don Chisciotte. In essa spiccano avventure come quella di Dulcinea; quella del Cavaliere del Bosco, che viene sconfitto da Don Chisciotte; quella del Duca e della Duchessa, in cui promette a Sancho Panza di nominarlo Governatore dell’Isola di Barataria; o la battaglia finale a Barcellona contro il Cavaliere della Luna Bianca, che Don Chisciotte perde, per poi tornare definitivamente al suo villaggio dove, dopo sei giorni di febbre, riacquista il senno e afferma di essere Alonso Quijano il Buono.

Questa seconda parte è caratterizzata dal fatto che Don Chisciotte vede le cose così come sono, mentre sono Sancho Panza e chi lo circonda a dare vita alle fantasie.

 

1.3. Paternità dell’opera

Per quanto riguarda la paternità dell’opera, Cervantes compie una curiosa piroetta letteraria metafittizia, cercando di emulare ciò che era solito apparire nei libri di cavalleria stessi (i cui autori raccontavano spesso di basarsi su manoscritti ritrovati) e cercando così di presentare Don Chisciotte come un personaggio reale.

Così, Cervantes racconta (nella parte I, capitolo 9) come: «Un giorno, mentre mi trovavo all’Alcaná di Toledo, giunse un ragazzo a vendere alcuni fogli e carte vecchie»; e racconta di come gli abbia comprato un manoscritto in arabo il cui autore era stato «Cide Hamete Benengeli, storico arabo»; di come abbia pagato qualcuno per tradurlo in castigliano; e di come quel manoscritto fosse stato la base del suo romanzo. Finzione nella finzione. Visto in retrospettiva dal nostro presente, è curioso che Cervantes abbia basato la sua opera più importante su un manoscritto arabo acquistato in una via di Toledo (l’Alcaná) dove i mercanti ebrei avevano le loro botteghe… Parole chiave: arabo, ebreo, convivenza….

 

1.4. Obiettivo

Infine, Cervantes dichiara effettivamente l’obiettivo dell’opera: «Il mio unico desiderio è stato quello di far detestare agli uomini le storie inventate e assurde dei libri di cavalleria» (ultima frase del libro, parte II, capitolo 74).

E, se i libri di cavalleria erano il veleno del XV e XVI secolo, a mio avviso, la violenza intrinseca ai videogiochi, alle serie televisive e a molti film di finzione è il veleno del XXI secolo che, condito con dosi di intelligenza artificiale, può finire per distruggere la nostra umanità… Da qui l’importanza di recuperare le lotte di Don Chisciotte anche nel XXI secolo.

 

2. Traiettoria

2.1. Traduzioni

Per quanto riguarda la traiettoria dell’opera, già nel XVII secolo fu tradotta in inglese nel 1612 [e Shakespeare ne trasse nel 1613 The history of Cardenio, rappresentata al Palazzo Reale di Londra]; in francese nel 1614; in italiano nel 1622; in tedesco nel 1648 e in olandese nel 1657, che fu anche la prima edizione illustrata.

Nel XVIII secolo fu tradotta in danese, polacco, portoghese e russo.

Tra il XIX e il XX secolo fu tradotta in tutte le lingue in cui era possibile la stampa.

 

2.2. Edizioni

Per quanto riguarda le edizioni in castigliano, se ne contarono 30 nel XVII secolo, 40 nel XVIII, 200 nel XIX e più di tre all’anno nel XX.

 

2.3. Capolavoro letterario

Per tutto quanto sopra esposto, è considerata l’opera in lingua castigliana più studiata nel corso della storia e in ogni angolo del pianeta.

Allo stesso modo, è considerata il capolavoro della letteratura in lingua castigliana e la capostipite del romanzo moderno.

 

2.4. Opera, maestra degli psichiatri

Il grande psichiatra spagnolo Francisco Alonso Fernández (Oviedo 1924 – Madrid 2020) pubblicò nel 2005 Il Don Chisciotte e il suo labirinto vitale (casa editrice Anthropos).

Francisco Alonso venne nella Repubblica Dominicana nel 2005 e tenne una conferenza su Il Don Chisciotte. Di quanto raccontò, sottolineo quanto segue:

  • Cervantes è il più grande maestro degli psichiatri.
  • Nel 1406 era stato aperto in Spagna, precisamente a Valencia, il primo ospedale psichiatrico. Pertanto, nel 1605, quando fu pubblicata la prima parte de Il Don Chisciotte, la follia era già ben compresa nella Spagna di quell’epoca. Si trattava di una situazione molto diversa rispetto a molti altri luoghi del mondo, dove la follia veniva affrontata tramite esorcismi.
  • Questa finzione delle finzioni è il primo romanzo della storia della letteratura.
  • Il personaggio di Don Chisciotte, studiato dalla prospettiva del XXI secolo, presenta delirio, ovvero una falsa identità di sé; allucinazioni; megalomania; quadro maniaco-paranoico (scissione della personalità), alternato a depressioni, ovvero un quadro compatibile con il disturbo bipolare.
  • La follia di Sancho Panza va aumentando man mano che il libro procede e raggiunge il suo apice alla fine della seconda parte de Il Don Chisciotte.
  • In termini di spiritualità, il chisciottismo è un tratto psicologico tipicamente spagnolo: persone poco pratiche; persone che non temono di rendersi ridicole nella loro ricerca della libertà e della giustizia, nonostante le conseguenze negative che ciò possa comportare per la loro reputazione…

 

2.5. Un’opera viva

Per concludere, Il Don Chisciotte è un’opera che continua a vivere ancora oggi. Offre una filosofia di vita ricca e variegata, poiché è piena di citazioni belle e sagge sull’amore e la bellezza, la morte e la follia, la poesia e la libertà, l’arroganza, nonché di regole per la cura dell’anima, del corpo e del buon governo.

Racconta storie divertenti, avvincenti e commoventi che, se lette con calma e con grande amore, contribuiscono anche alla crescita interiore.

Di seguito riporto due esempi (e li recito qui) dell’immensa saggezza che trasuda dalle parole che Cervantes ha messo in bocca ai suoi personaggi, alcune delle quali sono molto avanti rispetto alla loro epoca:

 

2.5.1. Discorso della pastora Marcela sulla bellezza, l’amore e la libertà

Il mio preferito è il bellissimo discorso sulla bellezza, l’amore e la libertà pronunciato dalla pastora Marcela nel capitolo 14 della prima parte, di cui riporto qui di seguito un estratto:

“Il cielo mi ha resa, secondo quanto dite voi, bella, e in modo tale che […] la mia bellezza vi spinge ad amarmi, e per l’amore che mi dimostrate dite e volete addirittura che io sia obbligata ad amarvi […]; ma non riesco a capire come, per il solo fatto di essere amata, chi è amato per la sua bellezza debba essere obbligato ad amare chi lo ama […] non tutte le bellezze fanno innamorare […] E, secondo quanto ho sentito dire, il vero amore non si divide, e deve essere volontario, non forzato […] poiché la bellezza in una donna onesta è come il fuoco tenuto a distanza o come la spada affilata, che né brucia né taglia chi non si avvicina ad essi. L’onore e le virtù sono ornamenti dell’anima, senza i quali il corpo, per quanto bello, non deve apparire bello […] Sono nato libero, e per poter vivere libero ho scelto la solitudine dei campi […] Coloro che ho fatto innamorare con lo sguardo li ho disilluso con le parole; […] Se lo intrattenessi, sarei falsa; se lo accontentassi, agirei contro la mia migliore intenzione e il mio proposito […] ma non mi chiami crudele né omicida colui al quale non prometto, non inganno, non chiamo né ammetto. […] Io, come sapete, possiedo ricchezze proprie e non bramo quelle altrui; ho una condizione libera e non mi piace sottomettermi…”.

Magari tutte le donne del mondo avessero la libertà interiore che Cervantes ha messo in bocca a Marcela!

 

2.5.2. Discorso sulla libertà

Vorrei anche condividere il discorso sulla libertà che Don Chisciotte tiene nel capitolo 58 della seconda parte, di cui riporto qui di seguito un estratto:

“La libertà, Sancho, è uno dei doni più preziosi che il cielo abbia concesso agli uomini; […] per la libertà, così come per l’onore, si può e si deve rischiare la vita […] poiché gli obblighi derivanti dalla ricompensa dei benefici e delle grazie ricevute sono catene che non lasciano libero sfogo allo spirito libero. Beato colui al quale il cielo ha dato un pezzo di pane senza che gli resti l’obbligo di ringraziarne altri se non il cielo stesso!»

 

2.5.3. Osservazione concreta sulla difficoltà/impossibilità di tradurre la poesia

Infine, un’osservazione concreta che condivido pienamente. Nel capitolo 6 della prima parte, Cervantes fa una revisione esaustiva dei libri di cavalleria esistenti all’epoca e, in quel contesto, riflette sulla difficoltà/impossibilità di tradurre i libri di poesia:

“…l’avrei portato in Spagna e l’avrei reso in castigliano; ciò gli ha tolto molto del suo valore naturale, e lo stesso faranno tutti coloro che volessero tradurre i libri in versi in un’altra lingua, poiché per quanta cura ci mettano e per quanta abilità dimostrino, non raggiungeranno mai il livello che essi hanno nella loro forma originaria.”

Sebbene sia possibile tradurre il significato dei versi di una poesia (la sua prima componente), la musicalità che lega le parole (la sua seconda e fondamentale componente) è molto difficile (per non dire impossibile) da tradurre.

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